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L’espresso

Vino da record ... Tre bottiglie al vertice della piramide dell’eccellenza, dal Piemonte alla Sicilia. Forse non fa notizia, ma il Barolo Riserva Vigna Rionda 2007 firmato dai fratelli Massolino a Serralunga d’Alba, nel cuore delle Langhe, è prodigioso sia nell’apertura aromatica, limpidissima e ricca di rimandi analogici, sia nella progressione al palato, energica ma finemente calibrata. E per questo ha conquistato il massimo punteggio nella guida “I vini d’Italia 2014” dell’Espresso: 20 ventesimi. E non stupisce trovare l’altro hig sabaudo sul gradino più alto: il Barbaresco Crichèt Pajé 2004, fiore all’occhiello color granato della famiglia Roagna con un ricchissimo ventaglio di profumi, dalla rosa appassita alla prugna, alla terra umida, alle erbe officinali. Ma sui podio della guida diretta da Enzo Vizzari c’è anche una sorpresa: per la prima volta un vino dolce, il Moscato Passito di Pantelleria 2009 di Ferrandes, raggiunge il massimo punteggio. “Non è un caso isolato, i vini dolci rappresentano da sempre una quota importante della tradizione enologica italiana”, sottolinea Ernesto Gentili, che ha curato il volume insieme al compagno di blog (vino.blogautore. espresso.repubblica. it) Fabio Rizzari: “Nessun paese può vantare la ricchezza di stili e varietà dì vini dolci, bianchi e rossi, espressa dall’Italia. Cedizione 2014 vede 20 vini sul podio dell’eccellenza guidati dal superbo Passito di Pantelleria di Ferrandes e da un grande classico come il Vin Santo Occhio di Pernice di Avignonesi, che ha raggiunto una valutazione appena inferiore, con 19.5 ventesimi. Ma numerosi altri ottimi vini di questo genere, bianchi e rossi, non sono mai mancati”. Mai così buoni. Se l’anno scorso la valutazione più alta era stata ottenuta da una sola bottiglia, il Brunello di Montalcino Riserva 2006 Poggio di Sotto, stavolta l’affollamento ai piani alti della guida “I Vini d’Italia” è la spia di una crescente diffusione della qualità. Infatti, il numero complessivo dei vini eccellenti - che hanno raggiunto almeno i 18 ventesimi - è il più elevato dì sempre: ben 272. “I motivi sono molteplici: le annate analizzate in questa edizione sono tutte buone o ottime. Inoltre, gran parte del vigneto di qualità presente oggi in Italia è stato impiantato a cavallo del secolo e ora comincia a dare uve migliori, capaci di donare vini più complessi”, continua Gentili: “Infine va ricordato che la competizione sempre più serrata e l’aumento della possibilità di confronti fra vini diversi hanno aumentato la consapevolezza di molti produttori. Questo ha portato a un evidente crescita culturale - e non soltanto colturale - che si trasmette poi nella qualità dei vini”. Da un lato, dunque, i grandi classici - Barolo, Barbaresco, Brunello, Amarone, Chianti Classico - confermano il proprio valore. Dall’altro, dalla selezione su ben 25 mila vini assaggiati, emerge un dato: la qualità non è più la prerogativa dei terroir più blasonati, ma si allarga a macchia d’olio. Nel complesso il Piemonte, con 61 vini da “5 bottiglie”, conferma la propria leadership e anche il Barolo resta al primo posto nella gerarchia delle denominazioni,con 27 vini che si sono fregiati della massima valutazione, Crescono i bianchi in tutta Italia: recuperano i friulani, si confermano gli altoatesini, i campani e i bianchi dell’Etna. “Un aspetto non nega l’altro: la distanza tra le zone più celebri e vocate e il resto del territorio vinicolo nazionale resta i intatta, ma in un processo di crescita che avviene alla stessa velocità. La crescita qualitativa di un’arca produttiva meno nota e più sorprendente e salta più agli occhi”, dice Gentili. Uno scenario incoraggiante, mentre la vendemmia (stime Ismea e Unione Italiana Vini) quest’anno dovrebbe attestarsi sui 44,5 milioni di ettolitri, l’8 per cento in più rispetto al 2012. E, soprattutto, mentre il settore registra il record dell’export: per l’Istat vale 5 miliardi il vino made in Italy spedito all’estero, se la tendenza attuale sarà mantenuta a fine anno. Oltre la metà del fatturato estero viene realizzato nell’Unione europea, dove le esportazioni di vino crescono del 10 per cento, come anche negli Usa. A far segnare il miglior risultato al di fuori dai confini nazionali è lo spumante, la cui domanda cresce addirittura del 19 per cento nel 2013. Bere meno, bere meglio. Se all’estero vini italiani sono sempre più apprezzati, gli italiani bevono sempre meno vino, soprattutto durante i pasti, mentre consumano sempre più alcol occasionale: aperitivi alcolici, amari e superalcolici. Tra le donne, il cambiamento e ancora più marcato: negli ultimi dieci anni, l’Istat rileva che il numero delle consumatrici giornaliere è passato da 5 milioni 200 mila circa a 3 milioni 490 mila, vale a dire un calo del 32,6 per cento contro il -21,1 per cento dei maschi. In particolare, nel Centro-Nord i consumi pro capite restano notevoli mentre le regioni del Nord-Est sembrano essersi spostate sul modello di consumo sporadico. Bio o non bio, In tempi di crisi, il prezzo è uno dei fattori di successo. Ma non solo, I vini biologici, ad esempio, conoscono un boom senza precedenti, in Italia e all’estero, tanto che al prossimo Vinitaly (6-9 aprile2014) verrà inaugurato “Vinitalybio”, il nuovo salone specializzato, nato dall’accordo tra Veronafiere e FederBio. La certificazione secondo i principali e le normative dell’Unione europea, tuttavia, non garantisce di per sé l’eccellenza. “Per un produttore che sceglie con onesta di abbracciare la nuova filosofia, ce ne sono diversi che percorrono questa strada con furbizia o per calcolo, seguendo la moda”, avvertono i due curatori, F la moda del momento è il vino “contadino” contro il sino “industriale”. Si tratta di una semplificazione “talebana”, che distorce la realtà”, conclude Rizzari. Non sempre e comunque un vino artigianale è buono, non sempre e comunque un vino prodotto in grandi tirature è falso e scadente. La guida serve appunto a soppesare caso per caso, distinguendo i vini veramente buoni dai vini che scimmiottano la sera qualità.

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