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Magazine / Corriere Della Sera

(Ri) apriamo il dibattito. Sul Barolo ... Un giorno quando evocheranno i grandi dibattiti culturali che hanno caratterizzato la fine del secolo, un posto d’onore spetterà alla grande querelle tra innovatori e tradizionalisti. Ma in che ambito, in poesia? In filosofia? In politica? No, in enologia. La faccenda è questa. Anni fa, alcuni giovani produttori, per venire incontro a un gusto più moderno, hanno introdotto nell’invecchiamento del Barolo l’uso delle barriques. Così si è aperto il più fantasmagorico dibattito culturale che abbia mai scosso la Langa, più oltraggioso dello scontro fra pavesiani e fenogliani. E’ stata una disputa tra filologi, grammatici, ipercorrettisti. E’ stata una dotta lotta fra classicisti e romantici: la Langa - invitavano i primi - torni a essere una terra mitica e felice, terra dell’arcadia barolica e del primato dei classici: la Langa suggerivano - i secondi - si alimenti di dubbi e fantasie, viva in una tensione di inquietudine e di ansia che la porti a scoprire nuove passioni. Da una parte i tradizionalisti, custodi della tipicità (il Barolo si fa come lo facevano i nostri padri: tanto vino in poco legno) e contrari alla omologiazione: i moderni Baroli assomigliano troppo ai vini californiani della Napa Valley, a tutti i vini che subiscono il trattamento delle barriques. Dall’altra gli innovatori, decisi ad affrontare i mercati internazionali. Secondo loro, il vecchio Barolo ha un gusto a volte marsalato, spossato (“achevé” dicono i francesi), ossidato, e quella famosa inclinazione al “goudron” che era l’orgoglio dei vecchi altro non è che sapore di catrame. Protagonista di questa grande disputa è stato Bartolo Mascarello, scomparso la settimana scorsa a 78 anni: Bartolo il patriarca delle vigne, Bartolo l’amico degli intellettuali di casa Einaudi, Bartolo il moralista del vino, Bartolo il tradizionalista. Com’è possibile, dicevano i suoi avversari, essere progressisti in politica e fare il vino da vecchi conservatori? Domanda difficile ma meno assurda di quanto si pensi. Bartolo Mascarello ha vinto la sua battaglia, che era quella di dare dignità alla sua terra di Langa dimostrando che la nozione di cultura non si ferma ai libri ma si radica nella terra, prende forme in una nuvola , si esalta nei filari di una vigna.

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