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Brindisi con perlage ... Le cuveé migliori di champagne, il trend dei rosé e le bottiglie in edizione limitata... Per le feste di fine anno, il gourmand che vuole regalarsi una bottiglia di champagne la sceglie tra quelle di maggior pregio: i millesimati e le cuvée speciali. Lo stesso vale per il collezionista e l’investitore, che però usano una precauzione in più: scelgono esclusivamente le bottiglie che hanno un mercato garantito alle aste. Quest’anno però la crisi non ha soltanto limato le quotazioni, ma ha modificato anche le preferenze dei compratori. Per gli champagne più esclusivi, a dire il vero, la domanda non è calata: con Krug, per esempio, si va sul sicuro puntando ove possibile sul rarissimo Clos d’Ambonnay, un sontuoso Pinot Noir in purezza che scaturisce da un minuscolo vigneto di 0,865 ettari circondato da alte mura sulla montagna di Reims. E della vendemmia 1996, che secondo il critico americano Ed Mac Carthy si presenta una sola volta per generazione, e perciò costa molto, ma si è certi di non rimetterci: il 1996 è la seconda annata prodotta di Clos d’Ambonnay, e la prima, il 1995, alla faccia della crisi è stata aggiudicata da Sotheby’s a New York, il 13 giugno scorso, a 3.229 euro. Immune dalla depressione dei prezzi è anche il Dom Pérignon, soprattutto se ha il marchio Oenothèque, che la Maison riserva ai millesimi d’antan tratti dalle sue cantine d’invecchiamento nel momento in cui si esprimono al meglio. Il Dom Pérignon Oenothèque datato 1962 è stato battuto a fine maggio da Christie’s a Londra a 1.018 euro. Non sarà facile, per quello attualmente in vendita, uguagliare una simile performance: è molto più giovane, della vendemmia 1995, ma è figlio di un’annata eccezionale. Tonico, incisivo, minerale, si piazzerà sicuramente in alto, sulla scala delle quotazioni. A parte questi due prodotti fuori del comune, i frequentatori delle aste hanno manifestato quest’anno un’attenzione particolare per gli champagne che pur essendo di alto profilo, hanno prezzi più contenuti, sia che si tratti di millesimati possenti ma di grande eleganza, come il Bollinger Grand Année (è in vendita il 2000), sia che si tratti di cuvée senza indicazione d’annata come il Grand Siecle della Laurent Perrier, intenso, rotondo, di lunga persistenza. C’è propensione a spendere qualcosa di più, però, se le bollicine sono rosate: l’effervescenza rosa è in costante aumento da qualche anno. In questa categoria, perciò, il Dom Ruinart Rosé 1996, che nonostante gli anni passati in cantina è di sorprendente freschezza giovanile, parte favorito. Ma sembra essere di buone speranze soprattutto Cristal Rosé 2002 della Louis Roederer, uno dei pochi champagne che traggono il loro colore “occhio di pernice” dalle bucce di Pinot nero macerate nel mosto e non dall’aggiunta di vino rosso. Prodotto solo con uve di vigneti classificati 100% nella graduatoria della qualità, entusiasma per equilibrio e finezza. Cristal Rosé ha infatti ottenuto anche quest’anno quotazioni piuttosto elevate alle aste, perché accomuna la moda delle bollicine rosa al fascino della storica cuvée. Ma anche le versioni tradizionali si difendono bene... ...a cominciare dalla Grande Dame della Veuve Cliquot, di cui viene proposto adesso il millesimo 1998 dai riflessi di giada, che alterna fragranze di uva candita a note di tabacco ed erbe fini. Facile prevedere un bel successo, tra le Cuvée, al René Lalou della Mumm, assemblaggio di Chardonnay e Pinot Noir dalle note fruttate di amarena, pesca, ribes e lampone. Alle aste, nel marzo scorso, il millesimato di Mumm 1928, d’antiquariato e quindi raro, ha spuntato un prezzo di 242 euro. La Cuvée René Lalou, datata 1998, ha 70 anni di meno ma è prodotta esclusivamente se la vendemmia è eccezionale, e quindi è anch’essa rara e ambita dal mercato.
L’anno nuovo tra anemoni e oro. Una calda accoglienza è prevista anche per la Cuvée Belle Epoque firmata Perrier Jouët. Gli Chardonnay dei vigneti di Cramant e i Pinot Noir di Mailly, sulla montagna di Reims, esprimono tutto il loro charme nella sua famosa bottiglia adornata dagli anemoni dipinti da Emile Gallé, il mastro vetraio che fu il capofila dell’Art Nouveau. Nell’immaginario collettivo, questa cuvée e questa bottiglia sono il simbolo stesso dello champagne. A conquistare i più raffinati, però, sarà un Blanc de Blanc, la Cuvée Le Mesnil, unico prodotto firmato Salon. In questo momento è proposta l’annata 1997: colore giallo tenue quasi madreperlaceo, profumo di fiori d’acacia e biancospino, crosta di pane e nocciola, in bocca è carezzevole come la seta, sensuale e voluttuoso. Per questo Natale, la più grande Maison di Champagne, Moët & Chandon, non si accontenta di strizzare l’occhio a collezionisti e investitori con il marchio Dom Pérignon: propone in limitatissima tiratura il proprio cavallo di battaglia, il Brut Impérial, in bottiglie di grande stazza: la Golden Mathusalem, da 6 litri, ricoperta da foglie d’oro applicate a mano, e la Jewel Jeroboam, da 3 litri, ricoperta da oltre 700 cristalli Swarovski. A disposizione, per il mercato italiano, ce ne sono soltanto 15: cinque di Golden Mathusalem e dieci di Jewel Jeroboam. Sono iniziative che ai collezionisti piacciono: il Brut Impérial in nabuchodonosor, da 15 litri, di una precedente iniziativa Moët & Chandon, è quotato attualmente 992 euro.

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