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Milano Finanza

Il vino italiano batte lo champagne ... I produttori del Paese sentono la crisi ma tengono meglio dei francesi. Parte a razzo la Cina... Secondo uno studio Mediobanca, la recessione non ha risparmiato neppure uno dei settori più dinamici del Paese. Si salva la Toscana. Eppure il valore delle società quotate è raddoppiato in dieci anni... In dieci anni, investire nelle società del settore vinicolo quotate in borsa ha portato quasi a raddoppiare il capitale contro un modesto più 5% della media dei listini internazionali. È questo uno dei dati più significativi dell’indagine sul settore vinicolo pubblicata dall’Ufficio studi di Mediobanca. Fra le aziende italiane nessuna è quotata, anche se il mercato ha visto nei mesi scorsi un’aggregazione fra Giv e Cantine Riunite che ha portato a un gruppo con un fatturato stimato di 416 milioni che colloca la società fra le prime dieci a livello mondiale. Eppure, nonostante questi numeri eccellenti, nemmeno il vino ha resistito indenne alla crisi. La flessione del settore, evidente per agli addetti ai lavori, è certificata anche dai numeri: nel 2009, per la prima volta da molti anni, i ricavi dei 99 principali gruppi italiani (quelli che fatturano più di 25 milioni di euro) segnano un calo del 3,2%. Secondo Mediobanca il calo delle vendite è stato improvviso, dopo la crescita del 2% del 2008 e quella boom del 7,1% deI 2007, l’ultimo anno esplosivo che seguiva un 2006 di tutto rispetto con la produzione in aumento del 4,9%. La colpa di questo ribasso è soprattutto dell’export sceso nel 2009 del 4,3% rispetto a un 2008 in cui aveva registrato un incremento del 4,6%. Nel mercato domestico il calo delle vendite è meno sensibile (-2,2%) e segue il trend marginalmente negativo del 2008 (-0,2%). La crisi non risparmia neanche i produttori di spumanti le cui vendite nel 2009 sono annunciate in diminuzione del 2%, con un calo del 3,6% delle esportazioni soprattutto quelle verso il Nordamerica che resta comunque il secondo mercato mondiale dopo l’Unione Europea per le esportazioni italiane. Contrazione anche per gli investimenti, che nel 2009 sono scesi di un altro significativo 19,9% dopo il forte ridimensionamento del 2007 (-19,6%) e la crescita del 2008 (+12,3%). Se il 2009 è stato un annus horribilis per il vino italico, la debolezza dei mercati e il calo delle vendite covano sotto la cenere da un paio d’anni: già nel 2008 l’utile delle società vinicole italiane (52,7 milioni di euro) si era portato ai minimi del quinquennio 2004-2008, in calo del 17% sul 2007 e ben al di sotto del record del 2006, quando gli utili totali ammontavano a 122 milioni di euro. La crisi insomma striscia almeno dal 2008 quando un’azienda su quattro ha chiuso l’esercizio in perdita, ma è dal 2004 che la quota di aziende in crisi è in costante rialzo. Il crinale discendente prende una via definitiva nel 2006: lo si vede dalla riduzione dei margini industriali, passati dal 7% del 2006 al 5,3% del 2008, dalla redditività del capitale proprio scesa in tre anni dal 6% al 2,6% e da quella del capitale investito, calata dal 7% del 2006 al 5,4% nel 2008. Guardando alle aziende, i rendimenti più elevati sono quelli delle società private a controllo italiano, che mostrano un roi pari al 6,1% nel 2008 (contro il 7,4% nel 2007) mentre le cooperative viaggiano in controtendenza, passando da un roi al 3,6% nel 2007 al 4,2% nel 2008. Qualche segnale di speranza arriva dal 2010: circa due terzi delle aziende contattate da Mediobanca esprimono aspettative stabili, cioè una variazione delle vendite compresa tra più e meno 3% mentre un terzo si dichiara ottimista (crescita oltre il 3%). Abbastanza positive le attese per l’export: quest’anno circa il 40% lo attende in crescita. Lo studio di Mediobanca presenta anche quelle che nel 2009 sono state le prime cinque società vinicole italiane per fatturato, tutte cooperative, più o meno le stesse del 2008. Si tratta del Gruppo Italiano Vini (302 milioni di euro di giro d’affari), Caviro (248,8 milioni), Mezzacorona (145,8 milioni) Cantine Riunite (135 milioni) e Cavit (128,6 milioni). Tra le regioni la più brillante è la Toscana dove le aziende mostrano buoni margini industriali e una soddisfacente redditività del capitale (al 5,9%). Bene anche il Trentino e il Veneto mentre deludono il Piemonte (che esporta poco) e l’Emilia Romagna sulla quale pesa il modello cooperativo con margini bassi e debito relativamente alto. Se l’Italia non ride il resto del mondo non stappa lo champagne. Nel 2009 le vendite complessive di vino sono crollate del 9%, i margini si sono ridotti anche oltre il 30% e a risentire della crisi sono stati soprattutto i fatturati delle bollicine francesi. L’unica sorpresa arriva, manco a dirlo, dalla Cina, dove il settore vino comincia a dare risultati economici di tutto rispetto. Il gruppo Yantai Changyu, orientato al mercato interno, nel 2008 ha portato i ricavi a 363 milioni di euro, in rialzo del 26%, salendo al quarto posto della classifica mondiale.

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