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Un vicentino a New York ... Ripartono negli Usa, Cina e Russia le vendite del Torcolato, vino tipico di Breganze... L’export dovrebbe compensare il calo sulla ristorazione... Cos’è il Torcolato? È un vino passito da uva vespaiola che riposa due anni in botte prima di essere messo in vendita. Prodotto a Breganze, nella fascia a nord di Vicenza che conduce a Bassano del Grappa, Undici è commercializzato da 11 società, ma uno solo è il padre di questo vino, Fausto Maculan, che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Tanto da ottenere risultati molto soddisfacenti alle aste internazionali. La sua azienda lavora il 37,1% del raccolto (dati 2009), seconda è la Cantina Beato Bartolomeno di Breganze con il 33,7%, seguono le altre aziende, con quote comprese fra il 7,4 e 11,3% (Gastaldia, Contrà Soarda, Villa Magna, Ca’ Biasi, Bonollo, Bastia, Col Dovigo, Vitacchio, e Villa Angarano). Il giro d’affari dell’azienda Maculan viaggia attorno ai 5 milioni di euro, anche se il 2009 ha messo fortemente in crisi la società. “Le vendite tramite la ristorazione sono drasticamente calate, il vino dolce è stato tagliato per primo”, spiega Maculan. “È andata bene se si è perso anche solo il 20% del giro d’affari. Noi abbiamo ceduto il 20-21% in fatturato e il 17% in volume. Col risultato che gli ordini arrivano con urgenza all’ultimo momento anche per difficoltà nel reperire liquidità”. La battaglia si gioca sotto i 10 euro a bottiglia, mentre sopra questa fascia, che riguarda soprattutto i vini toscani e piemontesi (dai 20 ai 40 euro al consumatore) le perdite sono state attomo al 50%, spiega il produttore vicentino. “Ecco perché viene commercializzata più facilmente la bottiglia da mezzo litro o da quantità inferiori”, riprende. “Si dovrà arrivare, finalmente, alla vendita del vino a bicchiere come negli Stati Uniti, complice l’inasprimento della normativa sui livelli massimi di alcol ammessi per chi guida”. Per capire la difficoltà dei produttori, basti pensare che l’uva viene a costare 1 euro al chilo ma poi si vende anche a 29 centesimi. Anche la Cantina Beato Bartolomeo cerca di reggere alle forti pressioni al ribasso del mercato attraverso la razionalizzazione dei costi e una diversa strategia di vendita. Il giro d’affari del 2009 si è ridotto del 6% rispetto al 2008 (era di 8,5 milioni di euro), a fronte di una riduzione drastica del conferimento delle uve (-30%). “L’inizio del 2010 è stabile sui livelli dello scorso anno quanto a vendite”, spiega Piergiorgio Laverda, presidente della Cantina Beato Bartolomeo. I volumi rimangono costanti anche se il fatturato leggermente arretra. “Il pubblico continua a bere bene, scegliendo però vini meno cari”, aggiunge. Nello specifico, il canale italiano della grande distribuzione e dell’horeca (hotel, ristorazione, catering) perde il 3,5%, mentre crescono Cina, Russia e, finalmente gli Stati Uniti. I punti vendita diretti, che rappresentano un terzo del giro d’affari, restano stabili. Questi ultimi avevano incrementato il proprio valore di circa il 10% nel 2009. Ecco perché la cantina intende rinforzarli ed eventualmente incrementarli. L’Italia, invece, (tolta la vendita diretta), rappresenta il 45% del fatturato, il resto (25%) se lo dividono paesi quali Regno Unito e Germania. Oltreconfine sono molto amati i bianchi, i vini frizzanti e gli spumanti. In Italia invece, il mercato è equamente diviso fra rosso e bianco. La redditività del Consorzio si misura nel dividendo distribuito dai soci ogni anno: è stato 35 centesimi per chilo di uva conferita nel 2008, ma la cantina vuole puntare al modello trentino, che distribuisce il doppio, fra 60 e 70 centesimi. E quindi passare da una redditività di 4/5mila euro per ettaro a 7/8mila euro.

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