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Nazione / Giorno / Carlino

Ecco il genoma della vite “Addio ai pesticidi” ... Scoperta italo-francese. Cambia la storia dei vini... Non ha più segreti la pianta della vite. Un gruppo composto da una cinquantina di ricercatori, italiani e francesi, è riuscito in un’impresa che fino a qualche anno fa sembrava un sogno: sequenziare il suo genoma, vale a dire il suo patrimonio genetico.

La scoperta permetterà di svelare anche il mistero dei preziosi bouquet che rendono unici e riconoscibili i vini. Decodificare il Dna della pianta, renderà possibile possedere la carta di identità genetica di ogni vitigno, un risultato fondamentale per produrre nuovi incroci, ma soprattutto per migliorare da subito la qualità dei vini, fino a renderli eccellenti. Non serviranno più i trattamenti chimici, obbligatori per sconfiggere malattie che affliggono i vitigni e che inevitabilmente, oltre a inquinare l’ambiente, impoveriscono il sapore naturale del vino.

“La conoscenza del funzionamento dei singoli geni sarà utile per ottenere selezioni clonali mirate a sviluppare le caratteristiche dei vini più apprezzate dai consumatori”, spiega Francesco Salamini, lo scienziato lodigiano che, insieme a Vittorio Sgaramella, biologo cellulare, Alessandra Stella, biologa informatica, entrambi di Lodi, hanno partecipato alla ricerca e alla scoperta “che cambierà la storia dei vini”.

Un altro vantaggio della conoscenza del genoma è la possibilità di creare incroci mirati. “Finora
con le tecniche tradizionali - spiega ancora Salamini - ben pochi incroci hanno
avuto successo”.

Con l’aiuto della genomica si avranno invece possibilità infinitamente superiori, senza sconfinare nel campo del transgenico. “La sequenza del genoma della vite - hanno aggiunto gli scienziati - è un risultato fondamentale, ma allo stesso tempo rappresenta il punto di partenza per capire la funzione dei geni, valutare con precisione la variabilità naturale della specie e determinarne l’importanza nell’influenzare lo sviluppo della pianta e la qualità del prodotto, anche in risposta agli stimoli ambientali”.

“Quest conoscenze potranno essere utilizzate efficacemente per studiare le malattie, utilizzando colture compatibili con l’ambiente e riducendo l’impiego di fitofarmaci. L’analisi suggerisce che il genoma della vite è il risultato di un mix di tre diversi genomi ancestrali di altrettante piante e può svelare molti particolari sulla nascita delle piante da frutto”.

Il progetto è stato lanciato nel 2005 nell’ambito di un accordo di cooperazione scientifica.
Allo studio che ha permesso questa svolta, finanziato dalla Provincia di Trento, con la collaborazione degli scienziati del Parco tecnologico di Lodi, hanno partecipato altri cinquanta scienziati di altissime competenze, italiani e francesi.

Il parco tecnologico padano ha svolto un ruolo importante, in parte nell’impostazione del progetto, nello svolgimento di alcune analisi bioinformatiche e nell’assemblaggio del manoscritto finale. Il percorso di ricerca è iniziato sei anni fa, quando la Provincia di Trento aveva finanziato un progetto di biologia avanzata nel settore della vite, ponendo le basi per approfondimenti scientifici diretti a conoscere i meccanismi che regolano la biologia delle piante. Il passo successivo ha consentito di produrre, nel 2004, la ‘mappa fisica della vite’, realizzata in collaborazione con l’Università di Udine, mediante la quale sono stati ricostruiti i 19 cromosomi della vite.

Ultima fase, l’avvio della decodificazione dell’intero genoma, di cui ieri è stato dato formale annuncio alla comunità scientifica nazionale e internazionale.

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