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Nazione / Giorno / Carlino

Vino “tarocco”, sulla Toscana un’altra bufera ... Igt e Chianti docg ritoccati con rossi di altre regioni: 17 indagati, coinvolte 42 aziende... Una nuova bufera sta investendo aziende vinicole della Toscana, Emilia Romagna, Lombardia, Abruzzo, Trentino e Piemonte. I primi risultati dell’indagine della Finanza di Siena partita dalle “ceneri” di quella sul Brunello parlano di 42 aziende controllate, 17 indagati per associazione per delinquere e frode in commercio e del sequestro di dieci milioni di litri miscelati con vini di bassissima qualità e immessi sul mercato come Chianti Docg e Igt Toscano. Gli accertamenti che in queste ore stanno impegnando gli uomini delle Fiamme Gialle senesi in collaborazione con l’Ispettorato del Ministero delle politiche agricole erano partiti dalle perquisizioni svolte nell’ambito del precedente filone investigativo che aveva coinvolto il fiore all’occhiello dei vini italiani - il Brunello -. In quell’occasione erano stati acquisiti altri, distinti elementi investigativi che avevano condotto le Fiamme Gialle, sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica di Siena, a concentrare l’attenzione su altre tipologie, quali appunto il Chianti Docg e l’Igt Toscano. Dopo un’accurata analisi degli elementi acquisiti, il Gip aveva accolto le richieste di sequestro preventivo avanzate per le ipotesi di reato di associazione per delinquere e frode in commercio. E così dall’alba di ieri è scattato il giro di vite che ha interessato attività produttive ubicate a Siena, Firenze, Pisa, Grosseto, Pistoia, Livorno (in Toscana in totale sono otto le aziende), Teramo, L’Aquila, Trento, Bolzano, Cuneo, Brescia e Ravenna. In estrema sintesi è emerso che alcuni degli indagati si erano attivati per reperire sistematicamente sul mercato delle enormi quantità di vino non rispondente al disciplinare (Igt o Docg), talvolta addirittura di bassissima qualità, per poi procedere ad una miscelazione con vini da taglio e, quindi, creare degli assemblaggi per un quantitativo stimato dalla Finanza in dieci milioni di litri, poi rivenduti sul mercato con denominazioni di pregio (tra cui anche Brunello e Rosso di Montalcino). Per nascondere i reali trasferimenti del prodotto da un’area geografica all’altra, sono stati usati sistemi di falsificazione - ne sono convinte le Fiamme Gialle - di registri di produzione, di vinificazione e di fatture fiscali. Tra gli indagati ci sono enologi ed imprenditori vinicoli anche di rilievo internazionale. Quest’ultimi gestiscono aziende vinicole sia in Italia, che all’estero. La Finanza pare abbia acquisito prove che portano ad ipotizzare che migliaia di litri di vino siano già stati immessi sul mercato come Chianti Docg e Igt Toscano pur non avendone i requisiti. Un danno di immagine ed economico per quanti hanno lavorato onestamente e una “beffa” per i consumatori. Le indagini delle Fiamme Gialle di Siena proseguono per accertare eventuali responsabilità anche con riguardo agli illeciti di natura tributaria.

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