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Nazione / Giorno / Carlino

Zaia butta lo champagne: “Non sempre è buono” ... “Meglio lo spumante”. E i francesi insorgono... Un rituale irrinunciabile per molti, per qualcuno una maratona gastronomica senza senso. Al ristorante, in casa. Con lenticchie e cotechino perché porta bene, chi può con il tartufo (nero, che costa meno), chi con un calice di bollicine italiane per non dispiacere il ministro Zaia che ha lanciato l’iniziativa “brindo italiano” per unire lo Stivale in un unico “cin cin”. Secondo Assoenologi, nel periodo delle Feste e fino al 10 gennaio, saranno 140 milioni le bottiglie stappate di spumante italiano, circa il 40% dei 350 milioni che l’Italia ha prodotto nel 2009. Con buona pace dello champagne francese: “Si comprano solo bollicine italiane - ha detto il ministro delle Politiche agricole-. E poi, il prosecco è buono, lo champagne no”. Apriti cielo. Il Comité interprofessionel du vin de Champagne ricorda, con tono polemico, che l’Italia è il quinto importatore al mondo per volume delle blasonate bollicine francesi e il terzo in valore.

Cenone, veglione: brindisi made in Italy o esterofilo, in poche ore (i conti li fa la Cia, la Confederazione italiana agricoltori) spenderemo 1,2 miliardi di euro, una media di 18 a persona. L’80% degli italiani rispetterà la tradizione, gli altri faranno incursioni tra l’etnico e l’economicamente proibito. Il cenone, rileva la Cia, costa dai 40 ai 120 euro fuori casa mentre chi sceglie il fai da te riesce a contenere la spesa sui 20-25 euro e chi va in agriturismo se la cava con 50-80 euro.

Il critico enogastronomico Paolo Massobrio lancia la sua crociata contro le abbuffate ipercaloriche e di scarsa qualità: “Sono uno spreco e rischiano di diventare anche una noia”. E invita a mangiare solo cibi di stagione. Concorda il presidente di Slow Food, Roberto Burdese: “Bisogna puntare al meglio: magari una bottiglia sola, ma buona”. Poco e buonissimo trova d’accordo anche Enzo Vizzari, direttore delle Guide dell’Espresso dei vini e dei ristoranti: “Ma la regola vale tutto l’anno: meglio andare una volta al mese in un grande locale che quattro in trattorie di dubbia qualità”...

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