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Nazione / Giorno / Carlino

Imprese ultracentenarie, la tradizione diventerà un museo ... Tanti eventi per i dieci anni dell’associazione che riunisce le aziende toscane con oltre un secolo di attività... Avere migliaia di anni e dimostrarne dieci. Il segreto? Una questione di longevità. Ma stavolta l’elisir di lunga vita non è una magica pozione, bensì una sapiente miscela di storia, tradizione e costante capacità di innovarsi. I testimoni di questo miracolo sono le 28 realtà ultracentenarie che fanno parte della Uist, Unione Imprese Storiche Toscane, associazione che quest’anno celebrerà con una serie di eventi il decennale della propria nascita: tra questi, un convegno con la Camera di Commercio di Firenze, il lancio del progetto di Museo della Civiltà Imprenditoriale Toscana, una mostra filatelica a tema imprese storiche, con emissione di cartolina disegnata dal maestro Silvano Campeggi, e due concorsi, uno fotografico, l’altro rivolto ai laureandi delle università toscane (www.storiaimpresa.it). L’idea di creare un sodalizio “culturale” tra aziende con oltre 100 anni di attività, nacque nel 2000, con il coinvoigimento di un nucleo di imprese fiorentine, portatrici di forti valori imprenditoriali, nonché di grande tradizione nel mondo del lavoro. Tra queste, oltre a Torrini che ne fu l’ideatore, l’Officina di S. Maria Novella, Antinori, Alinari, Frescobaldi e Olschki. Dal 2006, quindi, l’associazione ha assunto una dimensione regionale, abbracciando realtà produttive che al momento sono ramificate in cinque province toscane (Firenze, Arezzo, Siena, Livorno e Grosseto). Tradizione & innovazione, nell’accezione più fedele di quello che oggi è uno slogan divenuto di moda e che rischia di rivelarsi vuoto nei contenuti senza la presenza di una delle due componenti essenziali. Le 28 imprese ultracentenarie della Uist, al contrario, sembrano dimostrare che nessuna innovazione è possibile qualora non esista una ben consolidata tradizione. Tradizione che diventa quindi sinonimo di antica sapienza nelle tecniche di lavorazione, di secolare know-how, ma anche di etica del lavoro filtrata generazione dopo generazione, secolo dopo secolo, dall’anno 1141 dei baroni Ricasoli (l’impresa più “storica” della Uist), attraverso le testimonianze rinascimentali dei Torrini, dei Mazzei e dei Frescobaldi, fino alle realtà di fine Ottocento primo Novecento quali la livornese Enrico Fernandez Affricano Livorno e le fiorentine Luigi Salvadori e Vallecchi. Non è un caso che proprio la Toscana si sia confermata agli occhi del Mondo terra di straordinaria longevità imprenditoriale, se pensiamo che tre associati della Uist - Barone Ricasoli 1141, Torrini 1369 e Antinori 1385 - figurano nella top ten dell’ultima classifica stilata da Family Business, il prestigioso network americano così attento alla storicità dei marchi familiari. Un immenso patrimonio quello della Uist - riassunto in queste cifre: 7060 la somma degli anni di vita degli associati, 14000 le forze di lavoro impiegate, 1300 i milioni di euro di fatturato - che per Riccardo Nencini, presidente del consiglio regionale della Toscana, deve essere salvaguardato con attenzione. “Le imprese storiche costituiscono il modo migliore per valorizzare la nostra identità - afferma Nencini -. Esse non rappresentano solo il presente ma con il loro straordinario ingegno imprenditoriale hanno trasferito la storia nel futuro”.

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