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Nazione / Giorno / Carlino

La commedia del vino sulle note di Bacalov … Un’opera buffa ispirata alle vigne che “ascoltano” Mozart… Lunghe, le sere d’inverno davanti ai caminetti nei casali sparsi sulle splendide colline attorno a Montalcino, terra senese, patria del Brunello, vino di culto, limpido ed elegante. Silenzi da meditazione. Magari si può inventare una sorta di moderna commedia dell’arte. Popolata da personaggi inediti. Per esempio le barbatelle, quei tralci di vite che vengono trattati per dar vita a una nuova pianta. Barbatelle toscane e barbatelle bordolesi. E poi vini, messer Cabernet, monsieur Merlot. L’autore del testo di “Una di Vino Commedia” si chiama Carlo Cignozzi. Innamorato delle viti, del vino, di Montalcino. E della musica: Cignozzi coccola le sue vigne irrorandole di Mozart. Quella “divina commedia” diverrà presto un’opera buffa. Sulle musiche di Luis Bacalov, serissimo compositore eclettico, dall’arrangiamento di “Legata a un granello di sabbia” al “Concerto per pianoforte e orchestra” eseguito l’altra sera a Milano, all’Auditorium dell’Orchestra Verdi, in prima assoluta. “Sì, vanto una certa esperienza - ha spiegato Bacalov con frizzante ironia -. E l’idea di musicare Cignozzi mi piace. Anche chiedendogli qualche modifica: la musica ha le sue esigenze”.
Un trio d’eccezione, l’altra sera, Bacalov, Cignozzi, Oldani. Se Bacalov presentava la sua personalissima rivisitazione del tango, Cignozzi conquistava il pubblico raccontando la sua vita fuori del comune, come ha fatto anche sulla pagina, con “L’uomo che sussurra alle vigne”, piacevole libro edito da Rizzoli: “Ho fatto l’avvocato a Milano per 35 anni. Che stress! I problemi dei miei clienti me li sentivo tutti nella pancia. Così una mattina cupa e piovosa archiviai tre generazioni di onorata professione”. Via il ritratto togato dell’esimio avvocato professor Vincenzo Cignozzi, il nonno. Via quello dell’egregio avvocato Santi Riccardo Cignozzi, il padre. Via verso nuovi orizzonti, oltre la Torre Velasca. Dal purgatorio al paradiso. Sì, perché i nuovi orizzonti del coraggioso Cignozzi spaziano ora sul Paradiso di Frassina, il piccolo e antico podere che ha acquistato e restaurato e che ha iniziato la sua vita nel Terzo Millennio con quattro ettari di Sangiovese, di cui tre a Brunello di Montalcino Docg e uno a Rosso di Montalcino Doc. Un Paradiso molto personalizzato. Il vanto di Cignozzi è adesso il suo splendido - in fede, l’abbiamo assaporato... - “Do 12 uve”: fantasioso e unico al mondo per complessità di toni. Tanto da suscitare l’entusiasmo di Davide Oldani, il giovane chef che nel suo locale di Cornaredo, guarda caso chiamato “Do”, crea prelibati manicaretti. Ma che, confessa, non è un superesperto di vini: “Chiunque può aprire un’enoteca. Un ristorante è ben altra storia”. Un “divino” Paradiso musicale. Cignozzi, infatti, coltivava un altro sogno “al di là di ogni sana ragionevolezza musicare le vigne per migliorarne qualità e crescita”. Iniziò a stimolarle a suon di note. La notizia si diffuse. Valicò l’Oceano. Sedusse Amar Bose, il guru indiano del suono. Ora il felice “vigneto di Mozart” si gode le sinfonie sparse da 50 diffusori al massimo livello. Sarà vera gloria? Cignozzi ne è sicuro. Basta aspettare gli esiti delle ricerche condotte dalle università di Firenze e Pisa. Poi, brevetto internazionale. Per la gioia di Cignozzi e dei coltivatori più attenti. Vigneron di tutto il mondo, uniti nel nome di Mozart!

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