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Nazione / Giorno / Carlino

Il mago della luce “colora” il vino ... Quindici corti di Vittorio Storaro... Vino e luce. Un connubio di singolare seduzione estetica destinato ad attrarre un maestro incontrastato nell’arte del creare suggestioni giocando con la luce: Vittorio Storaro. Tre volte premio oscar per la sua attività di fotografo del cinema e un numero impressionante di riconoscimenti, dopo che nel 1980 il mondo della celluloide lo consacra definitivamente nell’Olimpo dei big con la pellicola “Apocalypse Now”, Un uomo che potrebbe vivere tra gli allori di una carriera piena zeppa di successi, ma che è invece mosso da una passione fatta per sorprendersi e sorprendere. Così insieme con il figlio Giovanni e con la supervisione scientifica di
Luca Maroni, il genio della luce ha presentato nel corso della rassegna enologica SensofWine, a Roma, il primo di quindici dvd da lui curati con il vino protagonista assoluto. In un viaggio tra le terre che lo producono, in mezzo alla fatica della gente con lo stupore di fronte all’incanto della bellezza commovente delle vigne o dei grappoli caravaggeschi irrorati di rugiada mattutina.

Storaro, perché questa liaison vino-luce?

“In realtà l’idea è stata di mio figlio Giovanni, grande appassionato di enologia, che assieme a Maroni mi hanno coinvolto in questa nuova avventura per quanto riguarda l’aspetto visuale “.

Giocare con le trasparenze del vino, un invito intrigante...

“Non bisogna dimenticare l’atmosfera che avvolge il vino, l’ambiente stesso dove si coltiva l’uva e l’evoluzione graduale che quel territorio ha subito nel tempo. Tutte cose sulle quali medito davanti al calice che mi piace avere sempre sulla mia tavola”.

E allora un raggio colpisce il bicchiere e la fantasia artistica fa il resto...

“Sì, perché non dobbiamo dimenticare che quella luce è la manifestazione della medesima energia che ci permette di vedere ed è fonte di nascita e crescita di ogni forma di vita. Poi arriva l’osservazione dei riflessi, della rifrazione e della scomposizione fatti per creare quel magico caleidoscopio che è una delle prime gioie sensoriali, prima della degustazione stessa. Anzi molto spesso è proprio il colore a svelare di che vino si tratta”.

Fotografie in mostra e dvd, con quali di questi mezzi Storaro si sente più a suo agio?
“Il mio lavoro è quello di creare immagini in movimento così non posso considerarmi in senso stretto un foto-grafo, cioè uno che si serve della luce in modo statico. Ecco perché anche in mostra ho immaginato una serie di foto dinamiche capaci di dialogare tra loro, con l’intento di parlare della cultura del vino, di trasferire emozioni e di rendere omaggio ai tanti personaggi che permettono il ripetersi di questa antica alchimia di cui noi italiani possiamo andar fieri”.

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