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Nazione / Giorno / Carlino

Il buon gusto di Fede e Tinto … “Il gusto è semplice, non ha bisogno di seguire mode o miti”. La strana coppa diDecantei-, Fede e Tinto, al secolo Federico Quaranta e Nicola Prudente, non ha dubbi: “Finalmente l’enogastronomia riparte dall’anno zero”. E il successo della trasmissione culto di Radio2 Rai, lo dimostra.

Fede e finto, cosa rappresenta per voi il cibo?

Fede: “ È come chiedere a Valentino Rossi cosa significa andare in moto. Per me il cibo è ciò che più di tutto soddisfa la mia curiosità”. Tinto: “È la mia vita, anche perché il cibo mi dà da mangiare... cioè uno stipendio”.

E il vino, invece?

Fede: “Va a braccetto con il cibo. Però lo ammetto: nel bere sono un infedele. Posso tradire un amarone con un franciacorta o rimpiazzare rossi e bianchi con una birra artigianale”. Tinto: “Mi sento un vitigno blend. Viste le mie origini pugliesi, mi identifico con un negroamaro. Però a volte mi trasformo in sangiovese (visto che sono cresciuto in Toscana) o, abitando a Milano, in Franciacorta. Infine, per amore, visto che mia moglie è venezuelana, non mancano momenti in cui divento un cabernet sauvignon”.

Visto il vostro legame con l’enogastronomia, c’è un itinerario goloso che consigliereste agli amanti della buona tavola?

Fede: “Tre lettere, Mot: Montefalco, Orvieto e Torgiano. Ma sono anche convinto che non si può morire senza essere stati nelle Langhe almeno una volta”. Tinto: “Langhe in autunno, Salento in giugno, Sardegna in settembre e Toscana sempre. Anche se prima di visitare il mondo, è meglio scoprire i luoghi vicini a casa”.

Dalla “teoria” di Decanter alla pratica: Fede e Tinto come se la cavano ai fornelli?

Fede: “Tinto, lo ammetto, è più bravo di me in cucina. Però ho tre assi nella manica: ragù, hamburger (ma non quelli del fast food) e polpette al vino bianco”. Tinto: “In famiglia sono io il cuoco. Il segreto è puntare su materie prime di qualità. Il piatto che mi riesce meglio? L’amatriciana. Sul cacio e pepe, invece, ci sto lavorando”.

Quali sono, invece, i trend gastronomici che conquistano i palati degli italiani?

Fede: “Fortunatamente, dopo tanta cucina molecolare, nouvelle cousine e sudditanza ai vini barrique, siamo riusciti a liberarci da queste ‘mode’ nel piatto. Siamo all’anno zero dell’enogastronomia, cioè il periodo più creativo e democratico che si possa sognare, dove ognuno mangia e cucina ciò che più gli piace”. Tinto: “Sono in calo i trend. Però agli chef piace tanto parlare di “piatti poveri”… peccato che poi guardi il prezzo e ti accorgi che non sono poi così poveri, anzi”.

Finite le “mode” ai fornelli, quali sono, invece, i “falsi miti”?

Fede: “Uno su tutti, quello che buon cibo e ottimo vino debbano essere appannaggio di pochi eletti, tenutari del sapere. Decanter li ha smentiti”. Tinto: “Direi tutta questa passione per gli alimenti a “km zero”. È una cosa sana, per carità. Ma come va interpretata? Gli unici prodotti a km zero, per me, sono quelli che puoi coltivare nel tuo campo, nient’altro”.

Dai cibi della terra alla tecnologia in cucina. Applicazioni per smartphone, ricette online e blog culinari aiutano?

Fede: “Ben vengano”. Tinto: “Unico utensile che serve ai fornelli è la volontà. Puoi avere i robot più sofisticati, scaricare le applicazioni più nuove, sostituire i vecchi libri di cucina con i tablet: ma senza impegno e talento in cucina non si combina niente”.

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