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Quotidiano Nazionale

La sfida del Refosco … Ha combattuto retaggi culturali, ha superato lutti, ha vinto diffidenze e pregiudizi. Dal Collo, la sua terra, è partita ed è tornata. Partita per crescere e trovare la sua strada, prima alla facoltà di Agraria dell’Università di Udine e poi al prestigioso Institut national de la recherche agronomique di Bordeaux, la Mecca del vino; tornata per fare grande l’azienda di famiglia, quella Bracco le cui radici affondano addirittura nel 1881, quando il cognome era ancora Brach, prima dell’italianizzazione imposta dal fascismo. Oggi Elisabetta Bracco è una donna e un’imprenditrice di successo, titolare di un’azienda da 50mila bottiglie l’anno con sede a Brazzano di Cormons, nel cuore di territori vocati al vino come Isonzo e Collio. È anche una madre di due figli, Leonardo (nato nel 2001) e Rolando (2003), dei quali ha celebrato le nascite piantando a dimora due vigneti che portano questi nomi; da queste parti, usa così. Ma per arrivare in alto, bisogna affrontare una strada in salita. “Sono figlia d’arte sia per padre che per madre - racconta - entrambi i rami familiari producevano vino fin da quando le denominazioni Collio e Isonzo ancora non esistevano. Eppure da bambina non avrei mai pensato di occuparmi di vino, perché sono una femmina e certi retaggi sono duri da superare in queste terre. Mio fratello era l’erede designato ma è morto nel 1987 e allora, piano piano, è cominciato il mio difficile inserimento in azienda. Quotidianamente dovevo dimostrare a mio padre di avere le capacità per prendere in mano l’attività, sostituire nella sua testa quella figura che non c’era più”. Capacità, talento e dedizione sostengono Elisabetta in questo percorso di crescita e nel 2000, dopo l’esperienza a Bordeaux, arriva l’ingresso ufficiale nell’azienda di famiglia che nel 2003 diventa sua a tutti gli effetti e che nel 2016 si allarga con il vicino Dominio La Mont, ereditato dal ramo familiare materno. Le uve sono quelle tipiche del territorio: Malvasia istriana, Friulano (ex Tocai) e Sauvignon per i bianchi, Refosco dal peduncolo rosso e Merlot per i rossi. “L’età media dei vitigni è piuttosto importante spiega Elisabetta Bracco - alcuni risalgono addirittura al 1946, dunque sono davvero espressione di questo territorio, una falsa pianura (terrazzo fluviale) ai piedi del Collio fra torrente e collina. Io mi sono limitata ad applicare alcune piccole strategie vincenti, come la creazione della linea LaMontBrach, dall’unione dei nomi storici delle due tenute familiari, per i vini di fascia superiore”. Accanto alle competenze tecniche, per completare la sua formazione a tutto tondo ha poi conseguito un master in Wine Business, investimento fondamentale per ampliare un mercato che, da esclusivamente locale, sta cominciando ad aprirsi al mondo con le prime bottiglie che prendono la strada di Stati Uniti e Giappone. Il ’core business’ aziendale sono ovviamente i grandi bianchi del Collio, celebri in Italia e nel mondo, ma la vera sfida di Elisabetta è rilanciare il Refosco. “Quello dal peduncolo rosso precisa - il più nobile e antico, coltivato fin dai tempi dei Romani. Un vitigno difficile, che ha sempre vissuto di alti e bassi, ma di indubbia personalità e dalle ottime caratteristiche viticole ed enologiche”. Un uvaggio che alla Bracco coltivano dal 1968, recuperandolo dopo l’abbandono generalizzato seguito alla Seconda Guerra Mondiale. E che ora Elisabetta vuole traghettare nel futuro, esaltandone la duttilità e le peculiarità che un territorio come il Collio è in grado di donargli.

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