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Quotidiano Nazionale

Dall’argentina alle vigne del Chianti … “Ho trasformato in un’azienda la passione della mia famiglia”... Alejandro Bulgheroni, imprenditore argentino che secondo Forbes è nell’elenco degli uomini più ricchi del pianeta, grazie a un patrimonio personale stimato in 3,2 miliardi di dollari, è convinto che il segreto della felicità sia “seguire le proprie passioni, e fare solo le cose che ci piacciono”. Facile se sei miliardario, più complicato se sei il rampollo di una famiglia partita da un paesino del comasco e sbarcata in Argentina per lavorare nelle ferrovie. “Il mio bisnonno — racconta Bulgheroni nella cantina appena inaugurata a Poggio Landi, splendida tenuta agricola nel territorio del Brunello — partì dalla Lombardia a fine Ottocento per lavorare come capataz nella posa delle rotaie per le Ferrovie argentine.
Perché gli inglesi avevano questa strategia imprenditoriale: usavano gli italiani in Argentina e i cinesi negli Stati Uniti, soprattutto in California”. Perché un imprenditore che guida una multinazionale nel settore Oil & Gas, decide di spendere milioni per comprare terreni e vigneti in Toscana? C’entra in qualche modo Proust, la madeleine e la ricerca delle radici?
“E’ proprio così, perché il mio nonno aveva una quinta a Cordoba, dove produceva vino ricercando i sapori e i vitigni del Piemonte. Cento anni dopo, agli inizi del Duemila, io e mia moglie Bettina abbiamo cominciato a cercare terreni, allevamenti, proprietà agricole ovunque. Siamo partiti dall’Uruguay, dalla Bodega Garzon, pensando al vino, all’olio d’oliva, alla frutta, all’apicoltura e all’allevamento”.
L’Uruguay è stata solo la partenza’?
“Sì, ma oggi Bodega Garzon è un marchio rinomato. Pensi che ha vinto il premio come miglior vino dell’anno scorso, si parla di un blanco particolare. Abbiamo creato il gruppo ABFV, che sta per Alejandro Bulgheroni Family Vineyard, siamo passati a Mendoza, in Argentina, alla Napa Valley in California, a Barossa in Australia e a Bordeaux, con l’acquisto di Cadillac Còtes”.
Quando è arrivato in Italia?
“Nel 2007, seguendo i consigli di Alberto Antonini, enologo ed esperto conoscitore dei terroir. È stato lui a indicarmi Dievole nel Chianti Classico, poi lo storico podere Poggio Landi della fattoria de Barbi a Montalcino, podere Brizio sempre nel Brunello, e le tenute a Bolgheri. Io voglio produrre i vini migliori nei terroir più rinomati nel mondo. Creare aziende che siano un modello per produzione e accoglienza, che siano un marchio per il gruppo e per il territorio”.
Stando alle cifre, lei ha già investito 120 milioni di euro in Toscana, tra Montalcino, Bolgheri e Chianti...
“Oggi abbiamo 330 ettari di vigneti, produciamo 800mila bottiglie l’anno. Sono venuto qui per vedere come hanno fatto la cantina. Quando ho comprato Poggio Landi non c’era nulla di tutto questo, le botti erano in una cantina con l’argilla che si era gonfiata per l’umidità. Si faccia dare il progetto a Bolgheri, con la cantina ricavata da una cava”.
Cos’è il vino per lei, oltre a un buon investimento?
“E’ qualcosa di appassionante. In tutta la mia vita ho fatto solo le cose che mi piacciono. Penso sia la maniera migliore per vivere. Per molti anni ho avuto il petrolio come unica passione”.
È ancora la sua principale fonte di reddito...
“Ovviamente. Cominciò mio padre a lavorare nel settore Oil & Gas nel 1959, creando Bridas. In quegli anni io studiavo ingegneria, sono entrato nella compagnia di famiglia nel 1964. Non ho più smesso, oggi che ho 75 anni ho superato il mezzo secolo di lavoro nel petrolio”. Da un’azienda familiare, oggi il gruppo è un colosso dell’energia “La nostra multinazionale si chiama PanAmerican Energy Group. Abbiamo fatto accordi con i cinesi, vendendo una partecipazione di Bridas. E dopo l’intesa con Bp, siamo diventati la compagnia privata più grande in Argentina per il ciclo integrato del petrolio. Dall’estrazione alla raffinazione e alla distribuzione, passando per il gas e le energie alternative. Abbiamo impianti e aziende in Argentina, Paraguay, Uruguay”.
Il vino è il nuovo petrolio?
“Sono cose totalmente diverse. La mia famiglia ha sempre avuto una fattoria, io ho solo trasformato la passione familiare in qualcosa di più grande”.
È vero che lei è astemio?
“No, però è vero che bevo poco. Mia moglie è astemia, ed è un peccato pensando che è di Mendoza, terra celebre per il vino”.
Conosce Eurnekian, magnate argentino che ha la maggioranza degli Aeroporti Toscani? “Conosco bene Eurnekian, ma ogni imprenditore segue la sua strada. Non esiste una cordata argentina che ha deciso di investire in Italia. Il mio interesse è quello di fare i vini migliori, scegliendo le aziende più belle”.
È complicato investire in Italia?
“Tutto è relativo. A volte è più complicato. Ma il nostro gruppo ha sempre rispettato le regole, l'ambiente e la storia del luogo dove investe con idee di qualità”.

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