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Quotidiano Nazionale

Il prestigio dell’Asti dolce per natura … Il rilancio di moscato e spumante... Una potenza di fuoco da 88 milioni di bottiglie l’anno, un attacco a tre punte che può contare sul supporto di un territorio incondizionatamente votato alla viticoltura e su forti investimenti sia in vigna sia in cantina, dove il laboratorio di ricerca e analisi è un’eccellenza internazionale per quanto riguarda i vini aromatici. Numeri importanti, quelli dell’Asti, che accanto alle storiche versioni Asti Spumante e Moscato d’Asti ha recentemente aggiunto l’Asti Secco, modificando il disciplinare per poter produrlo in tutte le versioni, dal dry al pas dosè. L’ultima, ambiziosa sfida del Consorzio di tutela che sta lavorando per riportare il Moscato sulle tavole italiane. Il più conosciuto e diffuso dei vitigni a bacca dolce, particolarmente apprezzato all’estero dove anzi deve difendersi dai tentativi di contraffazione, fatica infatti a essere profeta in patria, se è vero che di quasi 90 milioni di bottiglie, solo il 15% è venduto in Italia. “Quando si è imposta la tendenza a bere il Brut a tutto pasto, anche col dolce, l’abbiamo subita - ammette Stefano Ricagno, vicepresidente del Consorzio (nella foto) -. Ma è vero anche che vanno altrettanto di moda i cocktail, bevande che hanno un alto residuo zuccherino: e allora perché non raccontare la nostra grande storia, quella di un vino naturalmente dolce, a bassa gradazione alcolica?”. Tra l’altro proprio le mixology sono la nuova frontiera in cui esplorare le potenzialità del vitigno moscato, utilizzato come base per cocktail fruttati, da gustare after dinner ma anche all’aperitivo. Una spinta al rilancio di Moscato e Asti Spumante può e deve poi arrivare dal rinnovato legame con il territorio di produzione, parte di quel Langhe-Roero e Monferrato patrimonio Unesco noto in tutto il mondo. In un contesto di costante crescita dell’enoturismo, la forte identificazione tra vino e territorio è un fattore imprescindibile, a maggior ragione quando si può contare su autentici gioielli come le cattedrali sotterranee di Canelli, storiche cantine scavate nella collina in cui “riposano” gli spumanti. Identificazione col territorio significa poi valorizzarne le singole sfaccettature, soprattutto per una Docg che si estende su 9.900 ettari sparsi in 52 Comuni di tre Province (oltre ad Asti, anche Cuneo e Alessandria). “Per caratteristiche del terreno, i moscati della zona di Strevi sono più fruttati mentre quelli di Canelli hanno sentori floreali, maggiormente delicati”, spiega Daniele Eberle, l’agronomo del consorzio.

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