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Allegrini 2018

Quotidiano Nazionale - Divino sapore

Lady Amarone … Prima donna italiana a comparire sulla copertina di Wine Spectator. Marilisa Allegrini ha contribuito a far conoscere la Valpolicella in tutto il mondo... La famiglia Allegrini ha sempre saputo osare. Non azzardando per amore del rischio, ma per la consapevolezza della bontà del lavoro svolto. Il primo ad andare controcorrente, investendo sulla qualità in un’epoca nella quale sembrava contasse solo la quantità, è stato Giovanni, enologo rivoluzionario della Valpolicella (il territorio compreso tra Verona e il Lago di Garda), che prese in mano l’azienda assieme ai fratelli Walter e Franco. Poi è stata la volta della figlia, Marilisa, che nel 1983, senza conoscere una sola parola di inglese, è partita per gli Stati Uniti. Nessuno, a New York, voleva bere un vino troppo alcolico, troppo pesante, troppo ossidato, troppo tutto e lei per anni ha temuto di dover dar ragione alla madre che si era inizialmente opposta al progetto di andare alla conquista dell’America. Invece il tempo ha dato ragione a Marilisa Allegrini e, a distanza di quasi 40 anni, il vino che esce dalle cantine Allegrini è uno dei più celebrati nel mondo. Ora lei, per gli americani, è semplicemente “Lady Amarone”. In gioventù — ricorda — ero meno sicura dei risultati, ma ho sempre creduto che lavorando nel modo giusto i risultati prima o poi arrivano: ovviamente mi impegno non solo per la bontà del nostro prodotto perché occorre che ci sia anche un risultato economico, un segno tangibile del nostro impegno”. Sano pragmatismo ereditato da una famiglia che nella Valpolicella affonda le proprie origini sin dal sedicesimo secolo mentre l’azienda viene fondata nel 1854. Oggi Marilisa Allegrini è presidente del Gruppo che fattura quasi 40 milioni di euro, con 4 milioni e mezzo di bottiglie prodotte e vendute soprattutto all'estero (85% in 75 Paesi). Dal Veneto la famiglia Allegrini ha allargato i propri orizzonti in Toscana, a Bolgheri, dove nel 2001 è nata l’azienda Poggio al Tesoro, e a Montalcino, con l’acquisizione della tenuta San Polo nel 2007. Gli ettari di proprietà sono oltre 200, un centinaio quelli in affitto. Dal canto suo Marilisa Allegrini è stata la prima donna italiana a comparire sulla copertina di Wine Spectator, la più influente rivista dedicata al vino al mondo. Inutile dire che è una delle produttrici di vino più conosciute nel mondo ed è un’imprenditrice sempre alla ricerca di nuove sfide. Nel 2018, con il fratello Franco, ha acquistato 40 ettari in Lugana. “E un territorio — spiega — molto interessante, e può dare vini di spessore, intensità, complessità aromatica e anche longevità. Questa è la tipologia, anche nei vini bianchi, in cui ci identifichiamo. Esportiamo 1’85% della produzione, il nostro obiettivo dunque non è produrre un vino d’annata di facile beva. Vogliamo che sia fisiologico ai rossi di nostra produzione (Amaroni, Brunello di Montalcino e Boleri): l’ambizione è quella di produrre un bianco importante e longevo”. Un altro capitolo che aiuta a comprendere la poliedrica personalità di Marilisa Allegroni è l’impegno che le vede in prima linea sul fronte della tutela del patrimonio culturale e artistico italiano. “L’acquisizione nel 2008 di Villa Della Torre, monumento rinascimentale oggi nostra sede di rappresentanza, ha fatto crescere molto il valore aggiunto del band —racconta — perché con la villa si ritorna in qualche modo alle origini, riunendo il mondo dell’enologia e dell’agricoltura con quello della cultura: chi scopre il vino scopre anche il mondo dell’arte e viceversa”. Oltre a presidente del gruppo, Marilisa Allegroni ricopre diverse cariche istituzionali, tra le quali quella di membro del consiglio di indirizzo della Fondazione Arena, che gestisce l’Arena di Verona. E anche presidente di Isa, associazione che riunisce otto tra le più importanti cantine italiane. Allegroni fa inoltre parte di Alta gamma e delle Famiglie Storiche, tredici famiglie produttrici di Amarone, e collabora con Intrapresae Guggenheim e la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. Non bastasse l’Amarone Allegrini e Solosole (Vermentino prodotto a Bolgheri) sono i vini d’onore del Museo Ermitage di San Pietroburgo. Un riconoscimento a chi sa trasformare il vino in un’opera d’arte.

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