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Quotidiano Nazionale / La Nazione

“Prosecco patrimonio dell’Unesco” Bollicine alla conquista del mondo ... Il ministro Martina lancia la candidatura. Oggi il primo verdetto... Ai palati fini della bollicina farà storcere il naso. Eppure il Prosecco - compagno di aperitivi e happy hour da neve, da spiaggia e da città per milioni di italiani, soprattutto giovani - sarà il secondo vino italiano dopo i paesaggi piemontesi di Langhe, Roero e Monferrato a fregiarsi del blasone di patrimonio mondiale dell’umanità per l’Unesco. O meglio, più che al vino, l’onore toccherà alla zona da cui nasce, appunto le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene: quindici comuni e 31 frazioni lungo la più antica Strada del Vino d’Italia, 120 chilometri a racchiudere 18mila ettari di superficie agricola di cui 7mila a vigne da prosecco. Quello Docg: perché il prosecco non è più solo un vino ma addirittura un Sistema, così si chiama la società sorta dall’unione dei tre consorzi di produzione - Prosecco Doc, Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore e Superiore di Cartizze - che si allarga anche al Friuli, e che fa lievitare a 20mila gli ettari di vigneto. Ma la terra interessata al distintivo Unesco è appunto il cuore del Prosecco, che ha come capitali Valdobbiadene e Conegliano, dove tra l’altro nel 1876 nacque la prima scuola enologica d’Italia. Ad accelerare la pratica, la firma del ministro per le politiche agricole Maurizio Martina, ieri, sul dossier di candidatura, che oggi passerà all’esame della Commissione nazionale Unesco, la quale dovrà formalmente decidere se inviare tutto alla sede mondiale Unesco di Parigi per ottenere l’iscrizione del sito tra i “Patrimoni” entro il 2018. L’Italia, con 51, guida la classifica mondiale, e prepara l’ingresso di un altro territorio vinicolo, le colline del Chianti Storico (come le definì il bando di Cosimo III Granduca di Toscana nel 1716), dove si produce il Chianti Classico, il vino del Gallo Nero. Il cammino delle Terre del Prosecco verso la lista Unesco era partito nel 2009, per iniziativa dell’allora ministro Luca Zaia, oggi presidente della Regione Veneto, che confida “nella sensibilità del presi-dente della Commissione Francesco Bernabè e dei suoi componenti”. Un riconoscimento che va soprattutto agli agricoltori, spiega la Coldiretti, per aver trovato un equilibrio rispettoso della natura disegnando con la loro attività a presidio del territorio uno dei territori più belli d’Italia. Sulla stessa linea lo stesso ministro Martina, quando nota che la candidatura “esprime con forza la capacità del Prosecco di valorizzare un territorio agricolo e promuovere l’Italia nel mondo grazie alla positiva convivenza tra lavoro ed ecosistema”. Nei numeri, il Prosecco e le sue rive, le caratteristiche colline scoscese dipinte da Cima da Conegliano, da cui si raccolgono rigorosamente a mano le uve migliori, è un pianeta da circa 480 milioni di bottiglie l’anno (400 solo di Prosecco Doc) per un giro d’affari che sfiora il miliardo di euro, e si concentra per il 58% in Italia, e una forte espansione nell’export, soprattutto nei paesi di lingua tedesca, con 15 milioni di bottiglie per il solo Superiore, che rappresenta comunque con i suoi 5.400 addetti e con il resto dei suoi numeri il primo distretto spumantistico d’Italia. Salvo finire alla sbarra, come accadde nell’agosto 2014 dopo il disastro al Molinetto della Croda di Refrontolo: l’alluvione di un torrente travolse una festa, con il tragico bilancio di 4 morti e 8 feriti. Si puntò il dito contro la cosiddetta “industrializzazione del prosecco”. Tema spinoso, si parlò di “colline sfruttate fino allo sfinimento”. Ma oggi il Proseccoshire si gode la sua rivincita.

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