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Quotidiano Nazionale / La Nazione

Vino 4.0 … Droni e satelliti, il vigneto si controlla dal cielo... Per essere attuabile con successo l’agricoltura sostenibile oggi deve proporre soluzioni ecologicamente valide, economicamente vantaggiose e gradite socialmente. Parola di Giovan Battista professore associato di viticoltura all’Università di Firenze. L’innovazione gioca un ruolo prioritario Scopriamo in che modo... Quanto conta la tecnologia in agricoltura? Moltissimo. Due termini in antitesi fino a pochi lustri fa, oggi trovano una sintesi quasi fisiologica. L’obiettivo: consentire alle nostre produzioni di eccellenza di rimanere al top sui mercati. Innovazione che deve, necessariamente, far rima con sostenibilità. La gestione del vigneto 4.0 non è cosa semplice. Con un approccio al limite del “fantascientifico” se osservato col senno di un passato nemmeno troppo remoto. Il professor Giovan Battista Mattii (presente ieri all’incontro dalla Barone Ricasoli Spe alle cantine del Castello di Brolio) studia questi cambiamenti e segue in prima persona un progetto sull’agricoltura di precisione sostenuto dalla Regione.

Professor Mattii, è la viticoltura di precisione il futuro?

“Misurare è sempre stata una buona pratica. Da adottare nella vita, ma soprattutto quando si lavora in agricoltura. Trasformare un’osservazione o un rilevamento in una “misura”, può portare a cambiamenti in meglio della qualità”.

L’unico modo per restare agganciati ai mercati...

“Esatto. I costi di produzione aumentano, ma i prezzi rimangono gli stessi. La forbice del guadagno si restringe. Dunque, mantenendo costante la validità ecologica, è importante raggiungere il vantaggio economico L’innovazione tecnologica ci viene incontro”.

Basta dunque l’innovazione per far crescere le nostre imprese?
“Abbiamo notato che la via chimica (che ha aiutato l’agricoltura in passato) ha portato all’inquinamento di falde e aria. Con l’avvento degli agrofarmaci di origine naturale la situazione è migliorata. E poi c’è la via genetica, che riduce la chimica. Non si vuole colpire la malattia sulla pianta, ma rinforzarla affinché non si ammali”.

Il cambio di passo ora sta nella capacità innovativa. È così?
“Più che l’innovazione delle macchine fine a se stessa, è importante l’uso che ne facciamo. L’agricoltura di precisione deve essere tenuta in considerazione. Perché, se è vero che ogni vigneto va trattato in modo diverso, è altresì chiaro che l’obiettivo è quello di raggiungere
una qualità più omogenea possibile. Il che non si significa certo che il vino sia uguale. Significa controllare scientificamente le vigne”.

Ma come si compie questo monitoraggio?

“Da una lettura del vigneto dall’alto. Attraverso immagini satellitari, aree o con l’aiuto dei droni come accade già da qualche anno in diversi luoghi del mondo. I droni sono il futuro dell’agricoltura perché le immagini di cui noi possiamo disporre hanno dettagli di pochi centimetri. I dati immagazzinati sono georeferenziati e servono per costruite una mappa. Queste misurazioni hanno valore se associate a quelle da terra”.

Come l’uso delle immagini aeree consentono di risparmiare?

“Perché attraverso la mappatura fatta dai droni, si possono trasferire informazioni ai macchinari ad esempio per la concimazione, la defoliazione, l’irrigazione e la raccolta selettiva. Addirittura attraverso le camere multispettrali, si possono vedere esattamente l’incidenza di malattie delle piante, intervenendo con i trattamenti antiparassitari solo dove c’è bisogno, permettendo così oltre a un risparmio economico, anche una riduzione dell’impatto ambientale”.

I droni volano già sui vitigni della Toscana?

“Sì, da qualche mese stiamo sperimentando i droni nel comprensorio di Montalcino. Un pool di una quindicina di aziende saranno “monitorate” per due anni. Siamo certi che alla fine avranno una capacità di razionalizzazione dei costi - benefici superiore”.

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