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Quotidiano Nazionale

Le cantine battono cassa … Il vino, un business complicato. I problemi cominciano in vigna, dove si fanno i conti con le bizze del clima, caldo, freddo, pioggia, siccità. Poi in cantina, tra fermentazioni, lieviti, solfiti, botti, barriques, anfore. Il risultato deve essere di qualità e va venduto. Fatta la vendita, bisogna farselo pagare, e qui i problemi non finiscono, ma cominciano. Infatti passare all’incasso, soprattutto per le piccole/medie cantine che hanno in ristoranti ed enoteche (il cosiddetto Horeca) il loro principale cliente, non è semplice. Ci sarebbe l’articolo 62 della legge 27/2012, che ha fissato i termini di pagamento per le merci agricole e alimentari entro 30 giorni per quelle deperibili, ed entro 60 giorni le non deperibili. Ma questo termine non lo rispetta quasi nessuno. Lo conferma al sito winenews.it Marco Giuri dello studio Giuri Avvocati che ha studiato il problema. “Anzi spiega Giuri in base alla nostra esperienza, visto che abbiamo come clienti 50 tra le più importanti cantine italiane, possiamo affermare che nel vino i ritardi sono più consistenti che in altri settori. In media, se nell’agroalimentare si incassa a 90 giorni, nel vino si arriva tranquillamente a 120”. Secondo i dati di Eurocredit Business Information, i pagamenti alla scadenza del settore del vino, mettendo insieme i dati di. Horeca, commercio all’ingrosso e al dettaglio, sono appena il 16% del totale (contro il 38% della media di tutti i settori). In particolare, nel settore dell’Horeca, dal 2010 si segnala un aumento dei ritardi gravi del +133%. Non ci sono particolari differenze di comportamento tra le tipologie di esercizio. Nella ristorazione, per esempio solo il 17% delle fatture del vino è pagato alla scadenza, il 60% entro 30 giorni, e il 23% oltre due mesi. Percentuali simili a quelle di vendita al dettaglio e in gdo: 17% alla scadenza, il 63% entro i 30 giorni, il 20% oltre i 60 giorni. Leggermente meglio con gli ingrossi: il 18% paga entro la scadenza, il 68% entro i 30 giorni di ritardo, e “solo” il 14% va oltre. In media, l’importo della fattura da incassare è di 400 euro, quello dell’insolvenza di 1.300 euro. Cifre relativamente piccole, ma che possono diventare enormi se si tiene contro della pluralità di esercizi coinvolti. E c’è un altro dato allarmante: tra il 2015 ed il 2017, secondo Eurocredit, delle 164.765 nuove aziende aperte, soprattutto nel settore Horeca, 32.490 sono state coinvolte in procedure di recupero crediti, e ben 103.115 hanno già cessato l’attività. In questo quadro, però, non vuol dire che l’articolo 62 non sia servito. Il tasso di recupero crediti è cresciuto ed è nata spiega ancora Giuri “una santa alleanza fra cantine contro i cattivi pagatori perché spesso sono gli stessi per diverse aziende. È chiaro che condividere informazioni, come facciamo tra i nostri clienti con strumenti dedicati, ma anche dare vita ad azioni congiunte, contribuisce a risultati migliori”.

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