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Quotidiano Nazionale

“È ora di cambiare” ... Mentre a Montalcino il Brunello letteralmente va a ruba, nel senso che lo rubano dalle cantine (è accaduto a Cupano e Col d’Orcia) il 2018 del vino si apre con una speranza: che non si ripeta il disastro della gestione dei fondi europei del 2017. Riccardo Ricci Curbastro, presidente Federdoc, spiega: “A prescindere dalle batoste che ci ha inflitto il clima, il nodo più grosso che ci trasciniamo dal 2017 è l’incapacità di una corretta gestione dei fondi europei, sia in termini di Ocm, coi suoi ritardi cronici, sia del Regolamento 1144 (promozione): i 3 milioni andati all’Italia a fronte dei 24/25 milioni alla Spagna e ai 31,5 andati alla Francia, gridano vendetta, e qui paghino l’assenza del nostro ministero. La più grande soddisfazione è invece la firma del Ceta, l’accordo con il Canada, che rappresenta un ottimo punto di riferimento futuro per quel che concerne la protezione delle denominazioni. Un riconoscimento importante che avrà ripercussioni positive anche sugli accordi futuri, come quello del Giappone, conclusosi a novembre”. Le principali associazioni del vino italiano (Federvini, Uiv, Federdoc e Fivi) sono state sondate da Winenews.it per fare le carte all’anno che viene. Fra le eredità positive del 2017 tutti sottolineano l’approvazione del Testo unico del vino (operativo da inizio 2017) e la legge sull’enoturismo approvata a fine anno. Però l’auspicio comune è quello di un regista unico che coordini finalmente le diverse realtà vitivinicole del Paese nei rapporti con le istituzioni, da un lato, e verso i mercati internazionali, dall’altro. Fosse facile, viene da dire. “Siamo interlocutori frammentati - confessa Sandro Boscaini, presidente della Federvini - mentre il vino dovrebbe essere considerato un unicum: sia come voce che parla alle istituzioni nazionali, sia come voce che si rivolge al mercato straniero, per promuovere il vino italiano con immediatezza”. Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini - Uiv, lamenta “le incertezze di disponibilità delle risorse Ocm per le aziende, risorse che non tengono conto delle reali necessità aziendali e delle repentine potenzialità del mercato. E serve più efficienza, anche nella rendicontazione, che ha costi troppo elevati per le aziende”. Matilde Poggi, presidente dei Vignaioli Indipendenti (Fivi), segna in rosso due cose: “Manca una proposta condivisa sull’etichettatura, come ci ha chiesto l’Europa entro marzo 2018. E stiamo ancora aspettando parte dei decreti attuativi del Testo unico sul vino, senza i quali resta lettera morta”. Bene invece la minor burocrazia legata ai registri telematici. Poi il regista unico: “L’Italia produce vini di qualità e offre una varietà di vitigni autoctoni, che ci rendono unici al mondo. Ma c’è troppo individualismo: saremmo più forti se facessimo fronte comune. Infine le due più importanti novità sul fronte produttivo - la nuova grande denominazione, Pinot Grigio delle Venezie (valore stimato 750 milioni di euro) e l’Asti Secco -vanno alla prova del mercato nel 2018”.

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