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Heineken: cura friulana per Ichnusa la birra sarda sarà una seconda Moretti … Soren Hagh, ad del gruppo olandese: “questo brand sarà adesso cruciale all’interno della nostra strategia in Italia. Puntiamo a farlo crescere seguendo il modello già sperimentato, che in vent’anni ha quadruplicato i suoi volumi”... Antonio gira il maialetto infilzato ad uno spiedo dentro a un vecchio camino acceso. Poi stappa un’Ichnusa e brinda ai 50 anni del birrificio di Assemini e agli oltre cent’anni di questa birra bevuta dai pastori dell’Ogliastra come dai pescatori del Sulcis. È qui, in un ovile senza corrente, circondato solo da lentischi, ginestre e cinghiali, a diversi chilometri dal primo centro abitato, che il marchio Quattro mori, ha deciso di raccontare ai giornalisti il rapporto quasi ancestrale tra la bionda e l’isola. Un legame che ora Heineken, proprietaria del brand, vuole sfruttare usando la forza del Made in Sardegna, per sedurre il mercato italiano e crescere ancora. Già in passato l’azienda olandese, 835 milioni di euro di ricavi in Italia, ha preso delle birre regionali e le ha portate alla ribalta nazionale. È anche così che è riuscita a primeggiare nel nostro paese, superando il 28 per cento di quota di mercato. Grazie innanzitutto al brand Birra Moretti, nato in Friuli ma che in vent’anni ha quadruplicato i suoi volumi, raggiungendo i circa 2 milioni di ettolitri. E adesso è la volta di Ichnusa che di ettolitri ne commercia 640mila quasi esclusivamente in terra sarda. “Questo brand adesso sarà cruciale all’interno della nostra strategia - spiega Soren Hagh, amministratore delegato Heineken Italia - Puntiamo a farlo crescere seguendo proprio il modello Birra Moretti”. Se le cose ripetute giovano, di sicuro Heineken, un consolidato di circa 21 miliardi di euro a livello mondo, 5,5 milioni di ettolitri di prodotto venduto in Italia (anche con marchi quali Heineken, il terzo marchio più venduto nel paese, Dreher e Desperados), è così che gioca in attacco nella guerra della birra. I competitors sono tutti grandi gruppi. Primi fra gli altri i giapponesi di Asahi, oltre 14 miliardi di euro di ricavi a livello globale, che con Peroni, acquistata solo lo scorso anno, ha il 18,4 per cento di quote di mercato grazie a un portfolio di brand come Nastro Azzurro, Tuborg e Birra Peroni, seconda birra più consumata lungo lo Stivale. E poi c’è Ab Inbev, terzo nel nostro paese con una quota di mercato intorno al 9,2 per cento, grazie a marchi quali Beck’s e Corona. Ma primo colosso al mondo in questo settore, che ha chiuso il 2016 con un fatturato di circa 40 miliardi e nel frattempo si è unito ad un altro grande gi tipi), tra i maggiori del pianeta, la SabMiller. Con concorrenti così, ecco che nemmeno Heineken può vivere sugli allori. E la carta del Made in Sardegna sembra buona da giocare. Anche per via del grande flusso di turisti che frequenta la regione e dei settanta circoli dei sardi distribuiti lungo lo Stivale, che radunano circa 350mila emigrati che fanno un’intensa attività di promozione dei prodotti isolani. Tanto da aver già portato Ichnusa oltre i confini regionali facendo un po’ da testa d’ariete, facendo leva sull’orgoglio sardo che li porta a consumare quando possibile i ’frutti’ della propria terra e a farli conoscere. E questo è un bene per Ichnusa. Per ora il grosso delle vendite è comunque realizzato in Sardegna. Dove si bevono in media 60 litri di birra all’anno a persona, il doppio di quanta ne viene consumata in Italia. Ma le cose stanno per cambiare. “In questi giorni andrà in onda uno spot, affidato al regista californiano David Holm, per lanciare birra Ichnusa sulle principali televisioni nazionali”, afferma il brand manager di Heineken, Patrick Simoni, che mostra un video dove si susseguono le immagini di Orgosolo e dei suoi murales, della reggia nuragica di Barumini, del mare di Alghero. “Abbiamo poi rivisitato il look delle bottiglie, alcune riportano le foto di chi per Ichnusa lavora, e infine stiamo presentando al mercato una nuova birra non filtrata”, racconta Simoni. Prossimo passo distribuire il marchio, acquisito da Heineken nel 1986, soprattutto attraverso i supermercati. Cavalcando il momento più che favorevole. Il consumo di birra sta crescendo nel nostro Paese. Secondo l’Osservatorio costituito da Fondazione Moretti, dal 2010 al 2015 in Italia si è registrato un incremento dei consumi pari all’8,6 per cento, confermato da un aumento dell’1,6 per cento nel 2016 e da uno straordinario +11 per cento nel primo quadrimestre del 2017. “Nel 2016 - afferma Andrea Bagnolini direttore di Assobirra - le stime parlano di una quota di consumi pro capite mai raggiunta prima: siamo infatti attorno ai 31 litri per italiano”.

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