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Repubblica Affari&finanza

Vino, i fondi esteri puntano sull’Italia ... E le bottiglie pregiate, in Gran Bretagna, diventano un’occasione d’investimento per le pensioni... “Siamo stati contattati da investitori esteri che cercano un advisor sui vini, in particolare i vini italiani che stanno diventando sempre più interessanti anche come investimento”, racconta Alberto Cristofori, amministratore delegato nonché socio di WineTip, società con base a Milano specializzata tra l’altro nella consulenza e vendita a collezionisti di etichette di prestigio a livello mondiale. L’operazione è ancora in alto mare. Ma il nostro paese è sicuramente finito nel mirino della finanza straniera, mercato appetibile per una nuova classe di fondi di investimento che si sta affermando in Gran Bretagna e ora anche negli Usa. “Wine joins the bluechip stocks”, il vino, si affianca alle bluchip, titola John Stimpfmg su Decanter, bibbia dell’enologia. Oggi si beve bene, si compra meglio, e le grandi bottiglie da bene di lusso si stanno trasformando sempre più in beni di investimento. Un investimento cosiddetto altemativo che, come le opere d’arte, segue regole differenti da quelli del mercato finanziario comune. Una bottiglia di Chateau Margeaux è unica, non può scambiarsi con un’altra bottiglia di un anno diverso, oppure dello stesso anno ma di un cru, ovvero particella di terreno, differente, è un bene fisico e infungibile, mentre i mercati trattano normalmente con beni immateriali. Per le bottiglie più pregiate i prezzi si formano nel circuito delle grandi aste, quelle di Christie’s, Sothebys’. Ora anche Acker Merral & Condit, piccola casa che nell’ultimo anno ha superato la stessa Christie’s per bottiglie vendute. Secondo le stime di Wine Spectator, altra bibbia enologica, il mercato mondiale delle aste di vino ha messo in moto nel 2006 un giro d’affari di oltre 240milioni di dollari, poco più dii 60 milioni di euro. La corsa all’acquisto ha messo in moto anche i fondi, che come per l’acqua e le materie prime, cercano di accaparrarsi i beni più richiesti per speculare sulla differenza tra acquisto e vendita. L’ultimo nato, racconta Decanter, è Vinum Fine Wine Fund Pcc, lanciato dai fratelli Andy Robert Lench, che gestiscono anche il Bordeaux Wine Investment. Un fondo nato con un target particolare: il mercato dei Sipp, self invested personal pension, una delle due tipologie di fondi pensione inglesi, che consentono al singolo investitore di decidere su cosa scommettere, addirittura di poter acquistare beni materiali, addirittura avvalendosi di prestiti. Era stato il primo ministro inglese, Gordon Brown, ad aver avuto l’idea di allargare alle bottiglie divino pregiato la lista di beni che ogni persona poteva personalmente acquistare e aggiungere al suo portafoglio di investimenti. Poi, improvviso, il dietro-front. E questo ha aperto la strada ai fratelli Lench, che hanno pensato di fare da tramite tra una nuova classe di investitori sempre più attenti a cercare occasioni a basso rischio,ma con un ragionevole ritorno. “All’ultima asta Pandolfini che si è tenuta alla Stazione Leopolda per “I Vini d’italia”, la guida dell’Espresso, i prezzi sono saliti oltre ogni aspettativa. C’è una domanda enorme, ma le aste da noi, rispetto alla Gran Bretagna e agli Usa, si tengono con il contagocce. Trovare antiche bottiglie francesi da noi è difficilissimo, in Gran Bretagna, mercato molto più maturo, è molto facile, grazie a operatori specializzati”, racconta Cristòfori. Le aste online, inaugurate lo scorso anno da Christie’s, imitata da altri storiche case, soddisfano in parte questa richiesta crescente. Il mercato sembra dunque pronto per prestare attenzione a fondi dedicati, WineTip ci aveva già provato tre anni fa, con una esperienza pilota, rimasta circoscritta a un gruppo di amici e conoscenti che hanno messo insieme le loro risorse per acquistare lotti di vini francesi. La raccolta iniziale era stata di 300 mila euro, oggi vale quasi il doppio. In Gran Bretagna i fondi che puntano sulle bottiglie sono diventati tanti, una leva per una domanda trainata al rialzo dai nuovi ricchi russi e cinesi. E il Financial Tirnes, autorevole quotidiano finanziario, ha già lanciato l’allarme: attenti alla bolla.

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