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Sette / Corriere Della Sera

Giro del mondo in un brindisi ... Dal produttore, la Francia, ai grandi consumatori, gli orientali.
Le bollicine trovano spazio nelle casse, nelle flute e nei libri... Macché seno della regina... In tema di champagne disponiamo di un nuovo testo chiave appena tradotto in italiano: è il capitolo 33 intitolato Methode champenoise de Il Vino, monumentale lavoro di “storia, tradizioni e cultura” firmato dall’esperto inglese Hugh Johnson (ed. Orme). Tra l’altro Johnson smentisce definitivamente la leggenda che la coupe de champagne sia stata modellata sul seno di Maria Antonietta. La fabbrica di porcellana di Sevres, in ogni caso, ebbe modo di utilizzare un autentico calco “di quell’augusto modello”, scrive Johnson, “per produrre quattro coppe bianche perfettamente realistiche, che vennero montate su basi molto elaborate, raffiguranti tre teste di capra e usate per adornare il Tempio del Latte della regina al castello di Rambouillet, presso Versailles. La latteria, e anche una delle coppe, esistono ancora”. Tuttavia è parere unanime degli esperti che “le coppe larghe e poco profonde di quel genere non furono mai intese per servire lo champagne” perché non ne esaltano le qualità come le tradizionali flute.

Ma quanto champagne bevevano i cinesi?... Il successo dello champagne, che come prodotto industriale si data 1805, fu davvero rapido e mondiale. Si può dire senza tema di smentite che, man mano che si affermava la borghesia, il vino più amato da Napoleone e dagli Zar trovava clienti in giro per il mondo. Nota sempre Johnson nel bel tomo Il Vino, che in Gran Bretagna, nel pieno della rivoluzione industriale, si cominciò a organizzare nel 1828 un premio ippica denominato “Champagne stakes”: nel frattempo le bollicine francesi erano già diventate di rito nelle tribune degli ippodromi. Nella storia dell’esportazione delle tanta adorate bottiglie francesi da brindisi, si notano alcune singolari discrepanze. La più vistosa, per dire, era che lo champagne per il mercato russo veniva preparato in casse da sei bottiglie, quello destinato alla Cina imballato in confezioni da 120! Con orgoglio i francesi ricordano che lo champagne non è mai mancato sulle tavole di Parigi, neanche durante l’odiosa occupazione prussiana dell’inverno del 1870 che lasciò la città alla fame, li menu di Natale del ristorante Voisin proponeva persino “Chat flanqué de rats”, ma anche il topo per l’occasione veniva rigorosamente “accompagné d’un Bollinger frappé”.

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