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Sette / Corriere Della Sera

Due look ma un solo cuore, il Barolo Stili diversi, ma stessi vini e grappe del territorio. Da gustare con assaggi piemontesi. Per una merenda all’ora di cena ... Un vino, un paese, un superbo castello/museo, in una parola: Barolo. Che racchiude tre importanti realtà, simboliche non solo in Piemonte. Dentro il paese, aggiungiamo due botteghe, entrambe in centro, a pochi metri l’una dall’altra. Wine Shop, of course. Portano il nome di due produttori, Gagliardo e Damilano. La prima, di recente, ha cambiato look, esaltando lo stile della tradizione. La seconda ha un taglio contemporaneo. Ma la sostanza non cambia. Dentro, ci sono i vini importanti del territorio (Barolo, Nebbiolo) e bottiglie più abbordabili. Gagliardo propone anche alcune grappe firmate Levi, con splendide etichette. Attardatevi con l’aperitivo o la merenda “sinoira” (pasto della tradizione contadina piemontese, è una via di mezzo tra la merenda e la cena) gustando vini e spuntini di prodotti locali. Damilano, che ha inaugurato il Wine Shop quando nel Castello si è aperto il Museo del Barolo, ristrutturando una vecchia casa di proprietà, propone per la degustazione e l’acquisto vini nati tra i grandi cru nelle terre storiche di Cannubi, Liste, Fossati, Cerequio e Brunate. L’allestimento del negozio asseconda la naturale espressione dell’ambiente circostante. L’ingresso richiama la stratificazione del terreno di Langa e l’orientamento dei filari di testata riecheggiano nelle linee inclinate delle scaffalature. Pareti “a scatola”, rivestite con doghe di rovere. Cassette di legno a incastra anche per lo shop di Gagliardo. Nella biografia giovanile di Gianni Gagliardo, del resto, c’è una bottega da falegname dove il padre lo mandò per imparare il mestiere, il vino e lo spirito d’imprenditore, poi, lo hanno portato altrove. È presidente dell’Accademia del Barolo e fondatore dell’annuale Asta (alla XV edizione).

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