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Vigneti con vista (su tetti e grattacieli) ... “Un modo alternativo per riscoprire le città da un’altra prospettiva”, spiega il presidente di Urban Vineyards Association. Da Parigi a New York, passando per Milano, Catania e Palermo. Tradizione e modernità...Oggi le tappe del nuovo enoturismo possono passare anche per grandi metropoli come New York, Parigi o Milano. Nel maggio del 2019 è nata un’associazione internazionale - la Urban Vineyards Association - con l’intento di tutelare il valore storico e culturale, oltre che enologico, rappresentato dalle vigne urbane, come spiega il suo presidente Luca Balbiano: “Molti centri abitati in giro per il mondo custodiscono al loro interno antichi filari che testimoniano il passato preindustriale delle capitali europee. Il nostro obiettivo è di portare all’attenzione pubblica l’importanza di questi beni collettivi, una vigna urbana rappresenta il crocevia naturale di una serie di intrecci di storia, tradizione, arte, ma anche di tutela dell’ambiente e del territorio. Vogliamo stimolare cittadini e turisti a scoprire le nostre città da un’altra prospettiva, offrendo loro un approccio diverso, originale e affascinante”. Dell’Associazione fanno già parte i 1.800 vigneti del Clos Montmartre nel centro di Parigi (alle spalle della Basilica del Sacre-Coeur), il Clos de Canuts a Lione e la vigna all’interno di Palazzo dei Papi ad Avignone, a Torino il Vigneto della seicentesca Villa della Regina (Patrimonio dell’umanità Unesco), la Senarum Vinea a Siena, la Vigna del Gallo all’interno dell’Orto Botanico di Palermo a Palermo, la “Laguna nel bicchiere” e i filari di San Francesco della Vigna a Venezia, insieme con la celebre “Vigna di Leonardo” a Milano, custodita nella Casa degli Atellani a pochi passi dal Cenacolo di Santa Maria delle Grazie. Negli ultimi mesi si sono registrate anche due new entry: la Etna Urban Winery di Catania (azienda che dopo 50 anni di fermo ha recuperato un’antica tradizione di produzione vinicola risalente al XVIII secolo) e il progetto “Rooftop Reds”, che ha portato sui 1.375 metri quadrati del tetto di un grattacielo di New York un sistema di vigna-vivaio con annessi wine bar e spazio eventi con vista su Brooklyn e Manhattan. “La nostra Associazione ha le sue radici nella storia, ma deve guardare verso il futuro”, riprende Balbiano: “dobbiamo salvaguardare ciò che arriva da lontano, ma aprirci inevitabilmente verso i grandi temi della sostenibilità dell’agricoltura urbana, del verde cittadino e del turismo di prossimità”.

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