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Bona Frescobaldi e il super rosso che aspetta Carlo … Firenze, la nuova vita della tenuta Collazzi… Collazzi è il nome della villa dove i Windsor vengono ospitati da decenni, compreso l’appena incoronato re Carlo III. Grazie al legame la padrona di casa, Bona Frescobaldi. È stata l’unica invitata al matrimonio di William e Kate. Collazzi è anche il nome della tenuta che, come la villa, appartiene ai Marchi, famiglia di Bona, moglie del marchese Vittorio Frescobaldi. L’azienda (150 mila bottiglie l’anno, un vigneto di 33 ettari, 250 di boschi, 140 a oliveta) ha preso nuova forma alla fine del secolo scorso, dopo la morte della madre di Bona e del fratello Carlo Marchi, ingegnere, un volto alla Clint Eastwood, diventato celebre per lo scatto di Ruth Orkin del 1951: era il ragazzo sulla Lambretta che guardava una donna a passeggio con sguardo da latin lover. “Zio Carlo” racconta Lamberto Frescobaldi “mi chiese consiglio: cosa fare con la tenuta? Gli proposi ciò che so fare meglio, il vino. e gli chiesi quale gli piaceva. Mi rispose che sapeva quello che non gli piaceva: il Sangiovese ruvido. Così piantammo Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot e Melot”. Con pazienza, tenendola divisa dall’impero dei Marchesi Frescobaldi (“io per Collazzi sono solo un prestatore d’opera”, precisa Lamberto), la cantina ha trovato la strada, soprattutto all’estero, dove vende l’80% della produzione. Il portabandiera è l’Igt Collazzi, blend dalle 4 uve rosse, un vino piacevole e di carattere. Interessante l’Ottomuri, un Fiano che in Toscana gioca fuori casa ma che si fa valere, con la giusta forza e sapidità. Vini pronti per la tavola con il re, quando tornerà in Toscana.

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