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Statistiche del vino: dal 1 gennaio 2017 il vino venduto in contenitori da 2 a 10 litri non sarà più considerato sfuso, come successo fino ad oggi, ma confezionato. Proposta lanciata dall’Oiv, e recepita dall’Organizzazione Mondiale delle Dogane

Nel sottobosco della burocrazia internazionale del mondo del vino, è arrivata una novità destinata a cambiare in maniera decisiva le statistiche di mercato: con la nuova versione del Sistema Armonizzato (Sa) della nomenclatura entrato in vigore il 1 gennaio 2017, i vini in recipienti di capacità compresa tra 2 e 10 litri non saranno più considerati vini sfusi, come successo fino ad oggi, bensì prodotti confezionati. Il provvedimento era molto atteso dal settore vinicolo di tutto il mondo perché aiuta a comprendere e programmare la propria politica vitivinicola.
Si tratta della sesta edizione di questa norma internazionale elaborata dall’Organizzazione Mondiale delle Dogane (Omd), adottata per la prima volta nel 1983 e utilizzata da più di 200 Paesi e unioni economiche e doganali, per classificare le merci scambiate nel mondo. La versione 2017 della nomenclatura del Sa comprende 5.387 codici a sei cifre (rispetto ai 5.205 della versione 2012). Il Sa è utilizzato dagli Stati per stabilire le tariffe doganali nazionali ed elaborare le statistiche commerciali internazionali.

La versione 2017 della nomenclatura del Sa comprende 233 serie di emendamenti di cui 85 riguardano il settore agricolo, come la proposta dell’Oiv - Organizzazione Internazionale della Vigna (www.oiv.int) e del Vino presentata all’Omd nel 2013. La posizione 22.04, in particolare, comprendeva solo due sottovoci: la 2204.21, che identificava il vino in recipienti di capacità inferiore o uguale a 2 litri e la sottovoce 2204.29, che identificava il vino in recipienti di capacità superiore a 2 litri, quello che viene abitualmente definito vino sfuso.
E ora, con la nuova sottovoce 2204.22, i vini in recipienti di capacità compresa tra 2 e 10 litri saranno considerati a tutti gli effetti prodotti imbottigliati. Secondo Jean-Marie Aurand, direttore generale dell’Oiv, “questa nuova nomenclatura di riferimento mondiale proposta dall’Oiv aumenta la trasparenza e la chiarezza della raccolta di dati statistici del settore e consentirà di comunicare cifre più precise a livello mondiale su questo tipo di prodotti”. Le esportazioni di vino sfuso mostrano una crescita considerevole, e nel 2015, per esempio hanno raggiunto i 39,6 milioni di ettolitri, pari al 38% del volume totale degli scambi. Statistiche, però, basate sulla vecchia nomenclatura, che da ora in avanti sono destinate a cambiare in maniera radicale.

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