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CAMBIO DI ROTTA

Nel vino cambia la leadership: con le donne imprese più forti e lungimiranti

La ricerca Mib Trieste e Donne del Vino evidenzia come la direzione femminile rafforzi visione, persone e territorio
ASSOCIAZIONE LE DONNE DEL VINO, LEADERSHIP FEMMINILE, LUNGIMIRANZA, TERRITORIO, VISIONE, Italia
Nel vino cambia la leadership: con le donne imprese più forti e lungimiranti

Non è un cambio di volto, ma di struttura: nel momento in cui il settore vitivinicolo italiano affronta mercati instabili, attacchi reputazionali e una complessità sempre più elevata, emerge con forza un dato che va oltre la rappresentanza e parla di efficacia organizzativa, perché dove cresce la leadership femminile le aziende del vino diventano più solide, più orientate al futuro e più attente al capitale umano. Lo evidenzia la ricerca “Il ruolo delle donne nella trasformazione dei modelli di governance e di leadership nelle aziende vitivinicole”, realizzata da Mib Trieste School of Management con l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, presentata in questi giorni a Vinitaly, basata sulle risposte di 152 imprenditrici e manager: uno studio che racconta il superamento del modello dell’imprenditore solo al comando a favore di organizzazioni più evolute, capaci di pianificare, delegare e lavorare sul lungo periodo.
Secondo i risultati, nelle imprese a guida femminile sono più diffusi ruoli chiari, sistemi di governance strutturati e processi decisionali condivisi, con una forte attenzione alla sostenibilità - indicata come priorità da oltre il 75% delle intervistate - alla valorizzazione del territorio, considerato un asset strategico da circa il 70% del campione, e a una visione strategica di lungo periodo adottata da più dell’80% delle imprese. Non solo prodotto, dunque, ma sistema di relazioni, identità e valore. Centrale anche il tema delle persone: retention dei talenti (per circa il 78%), formazione continua e qualità del clima interno emergono come vere leve competitive, mentre la competitività si sposta dalla sola performance produttiva alla capacità di attrarre e far crescere competenze.
Il quadro, tuttavia, non è privo di ombre. Persistono resistenze culturali e l’accesso ai ruoli apicali non è ancora equilibrato. In particolare, il mondo cooperativo appare ancora in ritardo, con una presenza femminile limitata nei vertici delle grandi strutture: un nodo critico e al tempo stesso un ambito cruciale su cui lavorare per il futuro del settore.
“Questa ricerca dimostra che la leadership femminile non è un tema di rappresentanza, ma di efficacia - dice Francesca Poggio, vicepresidente vicaria dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino - le imprese del vino stanno cambiando e richiedono modelli più strutturati, capaci di tenere insieme visione, persone e territorio. In questo processo, le donne stanno dando un contributo concreto e misurabile”, mentre per Pierpaolo Penco, responsabile della formazione in Wine Business di Mib Trieste School of Management, “il vero nodo del vino italiano non è il prodotto ma la struttura delle imprese, chiamate a modelli organizzativi più maturi”. Nel dibattito moderato da Lara Loreti, con le testimonianze di Marina Mortara Marsaglia, Giovanna Prandini e Karoline Walch, è emersa anche la necessità di fare sistema e ripensare strategie comuni di fronte alle sfide del mercato e alle debolezze istituzionali, valorizzando un talento femminile ancora non pienamente riconosciuto, soprattutto nel mondo cooperativo dove l’accesso ai ruoli apicali resta limitato.
“La complessità del mercato e le speculazioni - spiega Giovanna Prandini - aggravate da attacchi alla salubrità del vino e al valore della dieta mediterranea, insieme a risposte politiche ancora deboli, impongono a imprese e consorzi di rivedere rapidamente le proprie strategie. Nella mia esperienza ho lavorato per creare una rete di imprese capace di superare i limiti dimensionali e, in ambito istituzionale, per avviare con Kpmg (una società internazionale di servizi professionali) un percorso di analisi e riposizionamento dei vini Dop e Igp dei 12 consorzi di Ascovilo. Molto si può fare insieme: è fondamentale valorizzare anche il talento femminile in agricoltura, ancora oggi non pienamente riconosciuto”.
“Credo profondamente che il nostro compito sia quello di preservare ciò che abbiamo ricevuto - aggiunge Karoline Walch - continuare a costruire su queste basi e trasmetterlo alle prossime generazioni in uno stato altrettanto forte, se non migliore. Ogni generazione lascia così il proprio segno, con la consapevolezza di essere parte di una storia molto più grande di noi”, conclude Walch.
Il messaggio che arriva dalla ricerca è netto: non si tratta di contare quante donne siedono ai vertici, ma di comprendere quale modello d’impresa sta prendendo forma, perché la leadership femminile si afferma come espressione coerente di un nuovo paradigma organizzativo, capace di integrare visione, persone e territorio e di costruire valore nel tempo, conclude la ricerca.

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