Sono la più grande minoranza etnico-linguistica d’Italia, storicamente stanziata nel territorio calabro-lucano, quando, a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento, fuggì dall’Albania e dalla milizie turche, dopo la scomparsa del condottiero Giorgio Castriota Skanderbeg, e vi si insediò, fondando alcune comunità, mantenendo vive tradizioni, costumi, lingua e religione, e custodendo e tramandando la cultura arbëreshe, della quale anche il vino è un elemento centrale, come Vaccarizzo Albanese, piccolo paese di poco più di mille abitanti, immerso nel verde della Sila, a Cosenza. È l’affascinante storia degli Arbereshe, gli Albanesi d’Italia, celebrata nel “Concorso dei Vini Arbereshe”, i cui produttori si sono riuniti, nei giorni scorsi, nel borgo arberesh per promuovere attivamente la cultura enologica locale, che intreccia usanze italiane ed albanesi. “Sono vini artigianali di qualità che - ha detto, a WineNews, il sindaco di Vaccarizzo Albanese, Antonio Pomillo - negli anni ci siamo impegnati a promuovere e per i quali abbiamo l’ambizione di arrivare ad un marchio unico”. I vini Arbereshe hanno avuto un’evoluzione importante, così come tutto il mondo del vino della Calabria, e piacciono perché sono fortemente identitari, esprimono un territorio e rappresentano un traino per il turismo enogastronomico che sta diventando sempre più importante per la regione.
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