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Ventiquattro / Il Sole 24 Ore

Eleganza vellutata di Borgogna ... Romanée Conti è il mito della Borgogna e la Borgogna è il mito del mondo. La storia risale al 1232, quando il vigneto di 1,8 ettari venne acquisito dall’Abbazia di Saint Vivant. Nel 1631 fu battezzato Romanée perché, per secoli, ne fu proprietario il Prefetto di Roma; successivamente Louis Francois I di Borbone Principe di Conti aggiunse il suo nome, dopo una disputa per l’acquisto con madame Pompadour. Dal 1966 il vigneto viene gestito dal Domaine de la Romanée-Conti, società che ne diventa proprietaria nel 1988. Da più di ottocento anni su questo appezzamento viene coltivato solo pinot nero: i mutamenti clonali in otto secoli sono stati una sessantina, ma il vitigno è sempre lo stesso. Con tanta storia, gli aneddoti si moltiplicano e il fascino aumenta. Nel film L’inferno di cristallo il costruttore del grattacielo, per conquistare i favori del senatore, offre una cassa di 12 bottiglie di Romanée Conti del ’29; a Londra nel ’99, tre funzionari di Borsa hanno festeggiato utili di milioni di sterline con una bottiglia del ’61, pagandola 34 milioni di lire e subendo purtroppo il licenziamento; a Ginevra nel 2007, Christie’s ha battuto un’asta benefica e il lotto più caro, pagato circa 35mila euro, è stato una bottiglia del 1945. Nell’ultimo decennio la produzione si è mantenuta sulle seimila bottiglie per annata; l’ultima messa in commercio (aprile 2008) è stata offerta ai negozianti, che l’avevano prenotata e pagata un anno prima, a circa 1.600 euro. Sui mercati di Parigi, Londra e Zurigo a settembre una bottiglia del 2005 spuntava circa 11 mila euro, mentre in Italia dagli 8.500 ai 9mila euro: a dicembre il prezzo è crollato attorno ai 5mila, ed è stata la prima volta di un ribasso così vistoso. Valutando le quotazioni degli ultimi ottant’anni, la situazione non è preoccupante, perché arriverà il tempo del riscatto. Sto assaggiando l’ultimo arrivo (proprio il 2005): la struttura lascia sbalorditi non per potenza, ma per eleganza, delicatezza e infinità di sfumature olfattive dove mirtilli, more, lamponi e marasche sono perfettamente bilanciati; l’irripetibilità del suo equilibrio dona al palato carezze setose e vellutate. Dopo anni, sono ancora avvinto dall’emozione.

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