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Ventiquattro / Il Sole 24 Ore

Attenti a quel vino ... Serena Sutcliffe, 63 anni, direttore internazionale della sezione vini di Sotheby’s, è considerata probabilmente il maggiore esperto del mondo in materia... I collezionisti bevono il loro vino?
Oh, sì! Aliena parte della sua cantina chi si rende conto di non avere letteralmente abbastanza anni davanti a sé per bere tutte le sue bottiglie, perché, escluso qualche raro vino molto speciale, non è questo il tipo di bene che puoi tramandare ai nipoti. Le collezioni messe all’asta per necessità - per quelle che noi chiamiamo le tre D, debt, divorce, death (debito, divorzio, morte, ndf) - sono una percentuale molto piccola.

Lo definirebbe un ambito maschile?

Decisamente. Le donne ricoprono appena il cinque per cento del mercato. Come le auto e i
sigari, i vini sono considerati boys’ toys, giocattoli per maschietti.

Chi è il collezionista perfetto?

Quello che ha comprato vini molto buoni da fonti molto buone. In gergo, usiamo il termine francese provenance: dubbi su uno stoccaggio che in qualsiasi fase potrebbe essere stato poco attento o il minimo problema di rintracciabilità mi portano a rifiutare un lotto. Non ci basta la parola di chi vende. Le cantine importanti di cui ci si può fidare sono poche e le conosciamo già tutte molto bene. Quelle che saltano fuori all’improvviso invece...

Come vengono organizzate le aste di vini preziosi?

Se hai a disposizione una grossa collezione, la vendi da sola. Non conta la quantità dei lotti, ma il valore, che deve essere almeno di un milione di dollari. Il vino è purtroppo considerato una merce, per cui è la categoria che vede più pre-offerte. Nessuno farebbe la stessa cosa per un Picasso: ci sarà sempre qualcuno nella stanza che alza la mano per un quadro.

Nota comportamenti diversi da parte dei compratori a seconda della loro provenienza?
A Londra i compratori sono internazionali e non intervengono di persona: mandano le loro offerte prima (a volte ne riceviamo migliaia), sanno esattamente cosa vogliono. A New York, invece, le aste si svolgono appositamente di sabato o di sera perché i professionisti di Wall Street vogliono venire per divertirsi con gli amici. Gli americani amano parlare delle loro 20mila bottiglie e sono forse i collezionisti più ospitali e generosi.

Esiste però anche il rischio della truffa

Oggi il vino è visto come uno status symboi che ti fa entrare in circoli sociali cui altrimenti
non avresti accesso. I nuovi ricchi sembrano avere fondi illimitati e cercano piccoli lotti di
etichette molto riconoscibili. Vedo una grande quantità di bottiglie sospette nella fascia dei
vini-trofeo in America e Asia.

Cosa fa un falsario di vini?

Può clonare tappi e riempire una bottiglia originale con una base di vino vecchio “gonfiato”: se bevuto poco dopo la miscelazione può trarre in inganno i più, ma lasciato lì per del tempo diventa piatto, morto.

Si tratta di truffatori singoli?

Oramai le cifre sono tali per cui si parla di organizzazioni criminali europee con giro d’affari internazionale; è un fenomeno che riguarda solo pochi vini molto preziosi e che, ahimè, non vedo diminuire.

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