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Ventiquattro / Il Sole 24 Ore

Mangiare tutti mangiando meglio ... Un’alleanza tra produttori e consumatori, la riscoperta della sovranità alimentare e la valorizzazione delle economie locali. In mezzo, la ricerca di un piacere “sobrio”, i mercati dei contadini, un ambizioso progetto per nutrire le metropoli con agricolture di prossimità. Sono queste le strategie di Carlo Petrini, visionario patron di Slow Food, per “non farci mangiare dal cibo”, come recita il sottotitolo del suo ultimo libro Terra Madre (Giunti-Slow Food) appena approdato in libreria.

In che senso il cibo “ci mangia”?

È il paradosso del nostro tempo. Produciamo alimenti in grado di sfamare 12 miliardi di persone, al mondo siamo meno di 7 miliardi e nonostante tutto un miliardo di uomini soffre la fame. Tutto ciò attraverso un sistema produttivo che è tra i principali responsabili della progressiva distruzione dell’ambiente. La produzione su scala industriale mangia la terra. E il cibo è diventato un prodotto di consumo, non più un alimento.

Colpa dei consumatori?

Le famiglie spendono il 12 per cento del reddito per il telefonino e solo il 14 per cento per mangiare. In più abbiamo legittimato lo spreco. Nella grande distribuzione i maggiori acquirenti dell’insalata pronta sono di ceto medio-basso, spesso si tratta di persone anziane, a cui certo non manca il tempo di lavare la verdura. Eppure comprano le buste, a 40 euro al chilo. D’altro lato c’è la mania del light, del fitness: viviamo in una società in cui si spende più per dimagrire che per mangiare.

Come si inverte la rotta?

Avvicinando produttori e consumatori, che io preferisco chiamare co-produttori. Attraverso i mercati degli agricoltori, che stanno cominciando a fiorire. Recuperando la stagionalità e riscoprendo il valore della sobrietà.

E chi vive in una grande città?

Anche le metropoli hanno diritto a un’agricoltura di prossimità. In vista dell’Expo che, ricordiamolo, ha per tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, si sta avviando un grande progetto su Milano, che comporterà la riqualificazione agricola del Parco Sud. Sono 47mila ettari che potranno essere riconvertiti per approvvigionare la città, anche attraverso i mercati dei contadini.

È la filosofia del chilometro zero.

Quando si cominciava a parlarne, due anni fa, sembrava una follia. Ora è un fenomeno in crescita. Così come gli orti scolastici: nel 2008 ne abbiamo inaugurati 250, alla fine di quest’anno raddoppieremo.

Il titolo del libro è Terra Madre, il nome della grande manifestazione che ogni due anni fa convergere a Torino cinquemila contadini. Come agisce questo organismo?

È una rete unica al mondo, che raggruppa comunità del cibo diffuse in 153 paesi. Una rete austeramente anarchica. Gli elementi fondanti sono due: sovranità alimentare, cioè scelte autonome su cosa coltivare e produrre, ed economie locali.

Qual è il futuro dell’organizzazione?

Terra Madre nasce dal basso e quindi inevitabilmente sarà un soggetto politico forte. Ha una capacità rivoluzionaria, perché lavora sull’autostima. Rappresenta per il mondo alimentare quel che il Wwf è a livello ambientale e Amnesty lnternational sul fronte della giustizia.

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