I vini biologici, naturali, sostenibili, e, quindi, i cosiddetti “vini alternativi”, sono da tempo una realtà importante nel mercato enoico, pur rappresentando ancora una nicchia rispetto a valori e volumi “smossi” dal vino tradizionale. Un “gap” che, ovviamente, deriva da fattori di scelta produttiva (i vigneti “convenzionali”, ad esempio, sono decisamente di più di quelli coltivati a biologico), ma non solo: perché, se la domanda sta crescendo, grazie alle generazioni più giovani di consumatori, i vini alternativi devono fare i conti con delle barriere che persistono, e che vanno da una scelta limitata sugli scaffali alle percezioni negative del loro valore, fino ad una mancanza di coinvolgimento con i consumatori più anziani. Disponibilità, consapevolezza e percezione del valore sono, pertanto, le sfide da affrontare per il comparto, secondo il rapporto “Opportunities in sustainable, organic and alternative wine 2025” by Iwsr (International Wine and Spirits Record), leader mondiale nella fornitura di dati e approfondimenti sulle bevande alcoliche.
E che registra come le generazioni più giovani (Gen Z e Millennials) stanno emergendo come il principale motore di crescita della categoria alternative tra i consumatori abituali di vino in 5 mercati principali e 10 destinazioni secondarie, mentre la consapevolezza e l’interesse all’acquisto sono scarsi tra le fasce d’età più anziane. Il legame dei consumatori con i vini alternativi è aumentato, infatti, nei principali mercati, spinto da motivazioni legate alla sostenibilità e alla salute. In particolare, secondo i dati Iwsr, l’acquisto di vini alternativi è cresciuto significativamente dal 2023 nella maggior parte delle sottocategorie in Australia, Canada, Regno Unito e Stati Uniti. La Cina, stabile, continua a mostrare la più alta percentuale di consumatori di vino con un forte legame con la sostenibilità. Il vino biologico sta registrando buoni risultati, con volumi in espansione nella maggior parte dei mercati negli ultimi 5 anni, sebbene la crescita abbia subito un rallentamento di recente. I mercati maturi, tra cui Francia e Germania, rimangono i più importanti in termini di volume, ma crescono più lentamente di Paesi come l’Australia (Cagr del volume 2019-2024, +14%). Ma in territorio positivo, ci sono anche Canada (Cagr del volume 2019-2024 +2%) e Regno Unito (+1%).
Secondo l’Opportunity Index di Iwsr, un indicatore che misura quali tipologie di vino alternative presentano le maggiori opportunità di mercato, ponderate in base alla popolazione consumatrice di vino in ciascun Paese, il vino naturale rimane l’opzione più promettente, grazie alle ottime performance registrate in Cina, Australia e Regno Unito. Il vino biologico mantiene il secondo posto nell’indice, grazie a livelli di notorietà stabili e ad un crescente interesse nei mercati-chiave. La Cina registra il più alto tasso di conversione, dalla conoscenza all’acquisto, mentre Australia, Regno Unito e Stati Uniti mostrano una percezione in miglioramento. Anche il vino prodotto in modo sostenibile sta guadagnando terreno, soprattutto nei mercati in cui la sensibilità verso la sostenibilità si è rafforzata, come nel Regno Unito, con tendenze simili evidenti in Cina, Stati Uniti, Australia, Canada, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Giappone e Danimarca.
“Il mercato globale dei vini sostenibili, biologici e alternativi - afferma Dan Mettyear, responsabile della ricerca per l’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa, ndr) - continua a maturare, trainato principalmente dai consumatori di vino più giovani, il cui forte interesse per la sostenibilità, gli stili di vita sani e il consumo etico sta rimodellando la domanda. Tuttavia, la crescita è limitata da diversi ostacoli. In tutti i mercati, i consumatori segnalano la scarsa scelta e disponibilità, sia nel canale della vendita al dettaglio che in quello della ristorazione, come i principali impedimenti all’acquisto di vini alternativi. Anche il prezzo, il valore percepito e la preferenza per opzioni più familiari e tradizionali rimangono sfide significative”.
Nei 5 mercati-chiave, i consumatori più giovani continuano a svolgere un ruolo importante nella crescita dei vini alternativi, poiché le preoccupazioni relative alla sostenibilità risuonano in particolare tra i Millennials e la Generazione Z in Australia, Stati Uniti, Cina, Canada e Regno Unito. Secondo una ricerca di mercato di Iwsr, almeno la metà dei giovani consumatori abituali di vino (Generazione Z e Millennials) in questi 5 Paesi dichiara di avere un forte legame con la sostenibilità e almeno il 64% afferma di averlo con i vini alternativi.
Tuttavia, i tassi di connessione per i Boomer sono sensibilmente inferiori in Australia, Stati Uniti, Canada e Regno Unito rispetto al consumatore medio in questi mercati, soprattutto per quanto riguarda i vini alternativi. Per Dan Mettyear, “coinvolgere i consumatori più anziani rimane fondamentale per sostenere la crescita a lungo termine, poiché rappresentano la fascia d’età più numerosa in molti mercati maturi. I Baby Boomer tendono a mostrare una minore sensibilità verso la sostenibilità e un interesse limitato per i vini alternativi, rimanendo scettici sul loro valore. Aumentare la consapevolezza e migliorare la diffusione tra queste fasce d’età più anziane rimane un obiettivo importante per il futuro del settore”.
E se le tipologie di vino alternative stanno entrando sempre più in massa nei principali mercati mondiali, la scelta e la disponibilità limitate si sono rivelate ostacoli fondamentali all’acquisto, insieme alle tradizionali problematiche legate alla percezione del rapporto qualità-prezzo e alla tendenza a prediligere le opzioni più familiari. Nei 5 mercati-chiave e nei 3 principali segmenti di vini alternativi (biologico, naturale e prodotto in modo sostenibile), tra il 17% e il 23% dei consumatori abituali di vino ha affermato che la scelta nei negozi o nei locali era insufficiente, secondo Iwsr. E poi c’è una fascia, tra il 18% e il 23%, che ha dichiarato che questi vini erano troppo costosi, mentre il 31% (la stessa percentuale per tutte e 3 le tipologie di vino alternativo) ha affermato di preferire i vini che conosce e di cui si fida. Dan Mettyear spiega che “i consumatori segnalano che i vini biologici, naturali e sostenibili sono difficili da trovare, sia nei negozi al dettaglio che nei bar e ristoranti, a causa della disponibilità limitata e della scarsa scelta. In particolare, i vini prodotti in modo sostenibile risultano costantemente avere un’offerta e una disponibilità limitate in tutti e 5 i principali mercati”.
Per il futuro ci sono, comunque, dei segnali interessanti. I consumatori di vino, soprattutto i più giovani, stanno ampliando i propri orizzonti e, secondo Iwsr, quelli abituali affermano sempre più spesso di considerare questi prodotti “migliori per la salute” oppure “una scelta di stile di vita sano”. Ci sono poi altre tipologie di vino alternative che stanno guadagnando popolarità e notorietà: l’orange wine, ad esempio, è salito di 2 posizioni nell’indice dal 2024, superando il Pét Nat, il vino frizzante prodotto con Metodo Ancestrale, mentre il vino biodinamico ha migliorato la sua posizione dal 2021. Tuttavia, nonostante questi progressi, entrambe le categorie si posizionano ancora relativamente in basso nella classifica generale, con l’orange wine e il vino biodinamico rispettivamente alla posizione n. 9 e n. 10.
“Nonostante i vincoli che influenzano le performance dei vini alternativi - conclude Dan Mettyear - le prospettive a lungo termine della categoria rimangono positive, grazie al rafforzamento delle associazioni con la salute e al continuo ampliamento del repertorio di vini alternativi da parte dei consumatori più giovani. I mercati che mostrano il maggiore potenziale includono Cina, Regno Unito e Stati Uniti, dove un numero crescente di tipologie di vini alternativi sta migliorando i propri punteggi di indice”.
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