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Vini e Spiriti - La Repubblica

L’inarrestabile scalata del Pinot Nero … Tra moda, fascino e cambiamento climatico, che spinge i viticoltori a piantare le vigne sempre più in alto, il vitigno francese veste il tricolore… Versatile, capace di indossare, in purezza, l’etichetta di un raffinato spumante metodo classico, che sia pavese, salernitano o abruzzese, ma anche di sposare la Glera nel blend del richiestissimo Prosecco Rosé. Così come di mostrare i muscoli, ma sempre con stile e savoir-faire, in certi rossi fermi altoatesini, toscani, lucani. Si apre il sipario, il Pinot Nero fa il suo show. Ammaliatore di palati, in viaggio col suo bagaglio di note di ciliegia, bacche rosse, sottobosco per tutta la penisola, non più solo a Nord come un tempo. Oggi il Pinot Nero ha conquistato tutta l’Italia, centro e Sud compresi: sfidando il riscaldamento globale, impone la sua elegante presenza sulle alture di Umbria, Campania, Puglia e Sicilia, territori dove un tempo la sua coltivazione era impensabile, dato che il vitigno richiede temperature fresche. Ma oggi “basta” salire in altitudine per trovare piccole, splendide espressioni di quest'uva dai natali francesi e il vestito tricolore. Un percorso non facile ma il successo è inarrestabile. Merito dell’allure che il pregiato vitigno si porta dietro: alcuni tra i vini più quotati al mondo - si pensi alla Borgogna ma anche a Oregon e California - sono a base di questa uva difficile quanto affascinante, nobilitatrice di etichette. In Italia, il vitigno è stato registrato nel Catalogo nazionale varietà di vite dal 1970. Poi la passione dei vignaioli si è accesa negli anni Ottanta, è maturata nel Duemila ed esplosa negli ultimi dieci anni. Fino a poco tempo fa (come emerge da una ricerca del 2019) la superfice vitata in Italia ammontava a poco più di 5mila ettari, oggi è cresciuta del 50%, arrivando a superare i 7600 ettari, come si evince dai dati elaborati dalla Coldiretti per II Gusto. “Una produzione di qualità guidata dalle regioni dell’arco alpino quali Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige - spiega Domenico Bosco, responsabile dell’Ufficio vitivinicolo Coldiretti - Ma centro e Sud Italia seguono a ruota”. In principio, a metà Ottocento, erano l’Oltrepò Pavese con il Conte Augusto Giorgi di Vistarino, e la Toscana a Pomino con Leonia degli Albizzi, ava di Frescobal-di, senza dimenticare Friuli e Trentino-Alto Adige, come testimonia Edmund Mach, direttore dell’istituto di viticoltura di San Michele all’Adige, nel suo libro datato 1894 “La viticoltura e i vini del Tirolo tedesco”. Ma oggi la sfida si è allargata e “sollevata”, fino a scalare le vette mediterranee dell’Etna. Il merito va al fascino di quest’uva ma anche alla sua capacità di adattamento. Camaleontico e delicato, il Pinot Nero se ben trattato sa restituire il meglio del territorio in cui viene piantato. Una vera sfida per gli enologi. Lo testimoniano i numeri. Nella provincia di Bolzano nel 2018 gli ettari vitati a Pinot Nero erano 465, oggi sono 522, pari al 9,3% delle vigne altoatesine, per un totale di 2.635.593 bottiglie nel 2021 prodotte nel territorio da 71 aziende. Ed è proprio in Trentino Alto Adige che il prezzo medio del vino sfuso all’ingrosso raggiunge il valore più alto di 3,10 euro. “Il Pinot Nero - senza nulla togliere all’autoctono Lagrein - è forse il più nobile dei rossi dell’Alto Adige e il più ambito tra gli enologi - nota il direttore del Consorzio Vini Alto Adige Eduard Bernhart - In alcune microzone della Provincia, ha trovato l’habitat ideale. E soprattutto negli ultimi 10 anni ha avuto un apprezzamento crescente da parte del consumatore”. La Borgogna è la madre di quest’uva. “Ma in Italia abbiamo comprovato la piacevole potenza e la notevole capacità di invecchiamento del nostro Pinot Nero - riflette Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, professionista di fama internazionale - Non è aromatico, ma se non senti la nota di ciliegia ferro-via non è lui. Nelle zone più alte sfoggia note olfattive acute, come accade in Alto Adige e in Friuli; in Piemonte c’è equilibrio fra olfatto e gusto; man mano che si scende verso Sud esce fuori la struttura, come accade sull’Etna a 1200 metri. In ogni caso, è necessario che il clima non sia arido né troppo umido. Il migliore, in grado di competere con la Borgogna, è quello dell'Oltrepò Pavese: colline uniche per terreno e clima, con suolo argilloso, giustamente umido, e grandi sbalzi di temperature”. Il cambiamento climatico, spiega l’esperto, ha fatto sì che sia cresciuta l’altitudine dei terreni dove piantare le vigne, ed ecco che il Pinot Nero è apparso anche sulle zone collinari e montane di Umbria, Campania, Basilicata e Sicilia.

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