Oltre 2.500 cooperative del settore agricolo e alimentare, per un totale di 407.000 soci e 75.000 addetti, un fatturato che sfiora i 38 miliardi di euro, pari ad oltre il 20% del made in Italy agroalimentare (con l’aggregato cresciuto del 25% negli ultimi anni, nonostante la contrazione del numero di cooperative), un export di settore attorno agli 8 miliardi di euro, per una struttura del sistema che vede le microimprese in maggioranza, rappresentando il 56,9% del totale, davanti alle piccole imprese che coprono il 27,3%, anche se è la fascia medio-grande a trainare la creazione di valore: le cooperative di dimensione maggiore generano, infatti, oltre l’88% del fatturato e occupano più dell’80% degli addetti. Tutto questo senza dimenticare che 1 prodotto su 4 dell’agroalimentare che finisce nelle nostre tavole arriva dalla cooperazione agroalimentare italiana che produce oltre il 60% del vino italiano, il 50% dell’ortofrutta e il 70% del lattiero caseario. Sono i numeri di Confcooperative Agroalimentare e Pesca che, oggi, nell’Assemblea Nazionale a Roma, ha confermato alla presidenza Raffaele Drei, con Luca Rigotti (Mezzacorona) confermato alla presidenza del Settore Vitivinicolo (qui la nostra intervista), per il mandato del quadriennio 2026-2030.
Già vicepresidente di Conserve Italia e dirigente cooperativo di lungo corso, Drei era già stato nominato presidente dal Consiglio nazionale nel dicembre 2024. L’Assemblea ha ratificato la scelta e contestualmente ha approvato la nuova denominazione della federazione da oggi Confcooperative Agroalimentare e Pesca.
Numeri, quelli di Confcooperative, che sono il risultato di una strategia deliberata di consolidamento industriale, tanto che “sono rimasti intatti sia il numero di occupati che di aziende associate”, ha spiegato Drei nella sua relazione, alla presenza del Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che ha sottolineato come “il mondo cooperativo è un asset strategico per l’agroalimentare e la pesca”, con gli interventi del vicepresidente esecutivo della Commissione Europea, Raffaele Fitto, il vicepresidente del Parlamento Europeo, Antonella Sberna, e gli europarlamentari Cristina Guarda e Dario Nardella, indicando la tenuta occupazionale come un elemento distintivo in un decennio, 2010-2020, che ha visto le aziende agricole italiane scendere da 1,62 milioni a 1,13 milioni, con un calo del 30%. Negli ultimi 20 anni, infatti, 250 cooperative sono uscite dalla mappa per effetto di fusioni e incorporazioni. Una tendenza che la federazione considera strutturale e da incentivare. Secondo un’analisi del Centro Studi Confcooperative, il 49,8% delle cooperative indica il miglioramento della competitività come primo motivo di aggregazione, seguito dalla riduzione dei costi (41,9%) e dal rafforzamento del potere contrattuale sul mercato (36,2%). “Le aggregazioni sono una leva essenziale per accrescere massa critica e capacità progettuale”, ha detto Drei, chiedendo politiche pubbliche che “premino chi sceglie di unirsi, rafforzando l’organizzazione economica delle filiere”.
Non mancano, da parte della cooperazione, le richieste sul versante politico. Drei ha ribadito la necessità che sul in Ue, anche nell’eventuale quadro di un Fondo Unico, vengano garantite risorse adeguate e stabilmente dedicate alla politica agricola, garantendo una Pac forte e realmente orientata alla competitività delle filiere agroalimentari europee. Tra le richieste avanzate oggi, il rafforzamento degli interventi settoriali, la costruzione di un sistema realmente efficace di gestione del rischio, il sostegno alla ricerca e all’innovazione. Sul fronte della pesca, la federazione ha ribadito la necessità di proseguire l’azione di riforma della Pcp “per superare l’attuale sistema che non è in grado di coniugare gli aspetti ambientali con quelli economici e sociali. Occorrerà, inoltre, scongiurare il rischio di un taglio drastico nelle risorse del Quadro Finanziario Pluriennale (Mff) 2028-2034 e puntare ad un rifinanziamento del Fondo di Solidarietà Nazionale della Pesca e dell’Acquacoltura (Fsnpa)”.
C’è poi il problema del ricambio generazionale (che WineNews, sul fronte vitivinicolo, ha approfondito nei giorni scorsi, in questo articolo). Il 63% delle cooperative agricole e della pesca ha registrato negli ultimi 5 anni l’ingresso di soci under 40, ma in oltre la metà dei casi si tratta di subentri ereditari nell’azienda di famiglia. Il coinvolgimento dei giovani nei processi decisionali rimane basso, tanto che è considerato elevato solo nel 18% delle cooperative intervistate. Eppure, sul fronte dell’innovazione, il loro contributo è invece valutato rilevante o molto rilevante dal 69% delle imprese. “La cooperazione può diventare un laboratorio di politiche attive per i giovani”, ha concluso Drei, indicando la burocrazia della Pac come uno degli ostacoli principali all’accesso degli strumenti di sostegno.
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