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EDITORIALE

Un Gallo Nero sempre più “green”

Con in ballo la candidatura del Chianti Classico a Paesaggio Culturale Unesco, rimane un obbiettivo centrale l'impegno verso una totale transizione “green”. Coperto per due terzi da boschi, con solo un decimo di areale dedicato alla viticoltura, il territorio del Chianti Classico vede i produttori di vino sempre più attenti alla riduzione dell’impatto umano in questo angolo di Toscana. Il vino rispecchia il territorio come un’immagine fotografica in negativo, e per questo è tanto più importante preservare il contesto ambientale, accanto alla cura di un prodotto di qualità. Il dato più significativo è quello relativo alla viticoltura biologica: oggi il 52,5% dei vigneti di Chianti Classico (7.000 ettari in totale) è certificato bio, con il 65% delle aziende in possesso della certificazione, che per la metà già avevano scelto il biologico più di 10 anni fa (dati Consorzio del Chianti Classico). Da prima degli anni Duemila, quando le aziende biologiche erano solo il 10%, l’incremento è stato costante e sostanziale. Se si aggiunge a questa percentuale un altro 8% che sta ancora intraprendendo il percorso di conversione, e che otterrà la certificazione entro i prossimi 3 anni, è ormai toccata la soglia del 75%, vale a dire 3 aziende su 4. Ma non solo. L’impegno va anche in direzioni ben più allargate: dalla gestione dell’acqua alla riduzione dell’impronta di carbonio e alla moltiplicazione apicola, dalla cura dei boschi a quella del suolo, dal riciclo all’utilizzo di fonti di energia alternativa, fino alla preservazione dei i muri a secco dei terrazzamenti e delle strade bianche. Passi fondamentali per salvaguardare uno dei territori agricoli realmente più belli e ancora preservati del mondo.

(fp)

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