Il tempo come chiave di lettura, la sala come luogo di interpretazione e la scelta come gesto consapevole: sono questi i cardini attorno ai quali si è sviluppata la masterclass “Amarone: il tempo, la sala, la scelta - Evoluzione stilistica e versatilità gastronomica dell’Amarone attraverso il confronto tra annate, tra equilibrio, precisione e dialogo con la tavola”, organizzata dalle Famiglie Storiche, nei giorni scorsi a Vinitaly 2026 a Veronafiere a Verona. A guidare la degustazione è stato Roberto Anesi, Miglior Sommelier d’Italia 2017, che ha accompagnato i partecipanti in un percorso di approfondimento costruito sul confronto tra tre annate - 2012, 2016 e 2021 - attraverso 13 interpretazioni di Amarone della Valpolicella Docg e Riserva, una per ciascuna Famiglia Storica: per l’annata 2021 l’Amarone della Valpolicella Classico di Tommasi, l’Amarone della Valpolicella di Torre d’Orti e l’Amarone della Valpolicella Classico Calcarole Riserva di Guerrieri Rizzardi; per l’annata 2016 l’Amarone della Valpolicella Classico di Bertani, di Allegrini e di Zenato con l’Amarone della Valpolicella Riserva di Brigaldara e l’Amarone della Valpolicella Campo dei Gigli di Tenuta Sant’Antonio; infine, per l’annata 2012 l’Amarone della Valpolicella Classico Sant’Urbano di Speri, l’Amarone della Valpolicella Riserva di Musella, l’Amarone della Valpolicella Classico Costasera di Masi, l’Amarone della Valpolicella Classico Monte Ca Bianca 2012 di Begali e l’Amarone della Valpolicella Classico Capitel Monte Olmi Riserva di Tedeschi.
Forti del loro instancabile impegno a valorizzare i vini del loro territorio, promuovendo una cultura del vino che unisce eredità territoriale e visione contemporanea, nel segno della qualità e dell’autenticità, le Famiglie Storiche, con questa degustazione, hanno voluto veicolare una lettura contemporanea dell’Amarone della Valpolicella, ribadendo la sua capacità di esprimere equilibrio, precisione e profondità, mantenendo intatta la propria identità, ma aprendosi a nuove occasioni di consumo e interpretazione.
“L’Amarone non è un vino fermo nel tempo, ma un linguaggio che evolve. Oggi la sfida non è più spiegare cosa sia, ma come proporlo in modo attuale: nella sua versatilità, nella precisione stilistica e nella sua naturale vocazione alla tavola. Tempo, servizio e scelta diventano leve decisive per renderlo più accessibile e rilevante nella ristorazione. Il confronto tra annate ci consente di raccontare un’identità solida e riconoscibile, che si rinnova nel modo in cui viene interpretata e proposta. Le Famiglie Storiche rappresentano questa visione condivisa: custodire l’identità dell’Amarone e, allo stesso tempo, guidarne l’evoluzione”, ha affermato Pierangelo Tommasi, presidente delle Famiglie Storiche.
Nella masterclass, l’analisi sensoriale si è intrecciata con riflessioni legate al servizio e all’abbinamento, offrendo agli operatori presenti strumenti concreti per valorizzare l’Amarone in carta e in sala. Un approccio che sottolinea la volontà delle Famiglie Storiche di dialogare in modo sempre più diretto con il mondo della ristorazione, rafforzando il posizionamento dell’Amarone come vino di grande contemporaneità.
“L’Amarone è spesso associato in modo automatico a piatti di grande struttura, ma oggi è interessante uscire da questi schemi e scoprirne nuove possibilità. Durante la masterclass abbiamo esplorato abbinamenti meno convenzionali, dai pesci grassi come il salmone fino a suggestioni della cucina orientale, dimostrando come ci sia ampio spazio per sperimentare. Le interpretazioni delle Famiglie Storiche, pur rimanendo fedeli a uno stile classico, riescono sempre a sorprendere per la loro capacità di dialogare con la tavola. L’invito è quello di riscoprire l’Amarone in chiave gastronomica, andando oltre gli abbinamenti più canonici e aprendosi a prospettive che fino a poco tempo fa sarebbero state impensabili”, ha commentato il sommelier Roberto Anesi.
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