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Viaggio tra le diversità del Brunello di Montalcino, tra suoli, terroir, ere enologiche e produttori

La sfida contro il tempo, il carattere che rende un vino davvero grande, non è sempre ben centrata, ma lo sguardo sul celebre rosso riserva sorprese

Un viaggio nelle diverse ere enologiche, nei diversi terroir - i celeberrimi “quadranti” che identificano la “piramide”, idealmente la forma geometrica che connota il territorio di Montalcino (e che, forse, con un linguaggio più moderno, potrebbero essere classificate in “sottozone” e o “Cru”) - e diversi produttori, con i loro relativi stili e sensibilità interpretative. È questo il senso più immediato della degustazione, andata in scena nei giorni scorsi a Vinitaly 2026 a Verona, e condotta dal Master of Wine Gabriele Gorelli per il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. Un articolato sguardo su uno dei rossi più significativi della Toscana enoica e dell’intero scenario nazionale, affascinante quanto non privo di sorprese, dove la sfida contro il tempo - il carattere che rende un vino davvero grande - non è sempre ben centrata.
Ecco allora, negli assaggi WineNews, il Brunello di Montalcino Riserva 1985 de Il Poggione che, a quarantuno anni dalla sua uscita, mostra tutto il fascino, un po’ decadente dei vini âge. Fiori e foglie secche, segnano il naso del Brunello di Montalcino Riserva 1990 di Mastrojanni, dalla progressione gustativa dolce e un po’ seduta. Altrettanto evoluto il Brunello di Montalcino Poggio al Vento Riserva 1995 di Col d’Orcia, dai profumi sfumati che rimandano al rabarbaro, alle radici e alla frutta rossa sotto spirito, con il sorso scosso da un tannino ancora arcigno. Forse non privo di qualche sgrammaticatura tecnica il Brunello di Montalcino Riserva 1995 de La Magia, dai profumi cupi e un po’ spenti e dallo sviluppo gustativo mosso da qualche lampo acidico. Il Brunello di Montalcino Riserva 1999 della Fattoria dei Barbi ha un naso complesso, con la bocca accentata da un tannino molto protagonista. Trova, invece, una sua dimensione il Brunello di Montalcino Gualto Riserva 2006 di Camigliano, che possiede ancora un fruttato pulito e tendenzialmente fragrante, con tocchi speziati e solo lievi cenni di fiori appassiti. In bocca, il sorso è fitto, ma di buona articolazione, terminando in un finale pulito e ben proporzionato. Già nel pieno del suo percorso evolutivo il Brunello di Montalcino Gli Angeli Riserva 2010 de La Gerla, dagli aromi fruttati molto aperti e dalla progressione gustativa molto serrata. Brilla decisamente il Brunello di Montalcino Diecianni Riserva 2015 de Le Chiuse, un vino concepito davvero per vincere il tempo, che propone un naso dal frutto fragrante accanto a lampi di pietra focaia e sottobosco, ad anticipare un sorso dinamico, profondo e succoso. Molto maturo il naso del Brunello di Montalcino Riserva 2015 di San Polo, che trova un frutto dai tratti molto maturi intensi ed aperti, con tocchi di camomilla e vaniglia, con il sorso a muoversi caldo, potente e largo. Molto presente l’influsso del rovere nel Brunello di Montalcino Riserva 2020 di Altesino, un vino di esecuzione ineccepibile, che mette in fila anche tocchi floreali, speziati ed affumicati. In bocca, il sorso è dolce, morbido e continuo, terminando in un finale di buon equilibrio.

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