Promuovere le eccellenze del vino italiano e aprire nuovi mercati, è meglio che espiantare vigneto, come sostengono tutti. Ma non sempre “volere è potere”, e i numeri, oggi, raccontano di scorte di cantina elevate, con una produzione di vino che è strutturalmente, da qualche anno (e nonostante qualche recente vendemmia molto scarsa, a causa del clima e delle malattie della vite), eccessiva, rispetto alla domanda (come emerso anche nel recente “Tavolo Vino” a Vinitaly 2026). E, anche per questo, c’è chi sostiene la necessità di scelte forti e coraggiose, quanto meno partendo dal mettere uno stop alla crescita del vigneto. A ribadirlo, nei giorni scorsi, Legacoop Agroalimentare (di cui fanno parte oltre 60 realtà del vino, per un valore alla produzione di 2 miliardi di euro, quasi il 13% del fatturato del vino italiano, per un fatturato all’export di 620 milioni di euro ed oltre 2.700 occupati, ndr), che, nei giorni di Vinitaly a Verona, ha incontrato i vertici di molte forze politiche, dal Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida al Commissario Agricoltura Ue Christophe Hansen, dal vice Premier e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matto Salvini, al Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ed alla segretaria Pd, Elly Schlein.
“Il settore vitivinicolo italiano ha bisogno di scelte coraggiose e di una visione strategica capace di accompagnare il mercato in una fase di forte incertezza. Rilanciamo con decisione la richiesta di una sospensione temporanea delle autorizzazioni per nuovi impianti vitati”, ha detto Cristian Maretti, presidente Legacoop Agroalimentare. “Ogni anno l’attuale sistema consente di impiantare circa 7.000 ettari di vigneto. Alla luce delle novità introdotte dal “Pacchetto Vino”, che permette di portare le concessioni anche allo 0%, riteniamo urgente valutare uno stop temporaneo per evitare di aumentare ulteriormente l’offerta in un mercato già esposto a possibili squilibri tra domanda e produzione”, ha aggiunto Maretti. Una misura che, secondo Legacoop Agroalimentare, rappresenterebbe un segnale chiaro per il comparto. Il sistema autorizzativo consente, infatti, ogni anno agli Stati membri di assegnare nuove superfici fino all’1% del totale vitato nazionale, una quota che in Italia è stata finora sempre utilizzata integralmente, determinando un incremento significativo del potenziale produttivo. Tanto che il vigneto nazionale è cresciuto di quasi 7.000 ettari all’anno, intorno ai 70.000 in 10 anni. “In un contesto segnato dalla rimodulazione dei consumi e da variabili climatiche sempre più imprevedibili - ha sottolineato Maretti - è fondamentale evitare di immettere nuova produzione che rischia di entrare sul mercato in una fase di eccesso di offerta. Bloccare temporaneamente l’1% delle nuove autorizzazioni, anche per un periodo limitato 2-3 anni, consentirebbe di ristabilire un equilibrio e dare un segnale di responsabilità all’intero sistema”.
Una richiesta che, dovrebbe essere ascoltata anche in Europa e dagli altri Stati membri per riequilibrare la produzione di vino, secondo Legacoop. Per la quale “è sicuramente positivo il prolungamento a 8 anni delle autorizzazioni al reimpianto, che offre alle imprese maggiore flessibilità per pianificare gli investimenti nei momenti più favorevoli del mercato. In questo momento di difficile congiuntura internazionale e di calo dei consumi, sarebbe molto di aiuto un ulteriore intervento sulla misura di promozione verso i Paesi terzi, ovvero eliminare il limite temporale alle attività promozionali di consolidamento”, ha aggiunto Maretti. Che conclude: “il vino italiano resta un prodotto di grande qualità e prestigio, ma proprio per questo va governato con attenzione, evitando dinamiche espansive non coerenti con l’andamento della domanda senza penalizzare alcune filiere produttive con soluzioni semplicistiche. Serve una strategia condivisa, a livello nazionale ed europeo, per garantire sostenibilità economica e prospettive di crescita all’intera filiera”.
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