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EXPORT E MERCATI

L’Italia del vino cresce in Brasile, mercato piccolo nei numeri, ma trainante per la crescita

I dati Ice di San Paolo, analizzati da WineNews: 40 milioni di euro il valore dell’export 2018. E, nei prossimi 3 anni, le stime dicono +17%
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Brasile, un potenziale gigante del mercato del vino

Paese che negli ultimi anni ha vissuto fasi alterne di crescita e recessione, il Brasile, con i suoi 210 milioni di abitanti, è una delle grandi economie del mondo. E secondo diverse analisi, sebbene sia un mercato ancora minoritario per il vino, sarà uno di quelli che, nei prossimi 3-5 anni, potrebbe guidare la crescita. Un mercato a cui guarda con attenzione anche l’Italia (e dove ha investito anche VeronaFiere, con l’organizzazione di Wine South America, di scena Bento Gonçalves, dal 25 al 27 settembre 2019, ndr) che, come spiega a WineNews l’Ice di San Paolo, vede nel prodotto locale (che vale oltre il 62%) il primo competitor, seguito da Cile e Argentina, primi fornitori di vini stranieri del Brasile, e dal Portogallo. Un mercato che, nel complesso, secondo i dati Euromonitor analizzati dall’Ice, oggi muove 310 milioni di litri, e arriverà 352 milioni di litri nel 2022. E l’Italia, nonostante una diminuzione in volume del 9% nel 2018 sul 2017, ha visto crescere il valore delle sue esportazioni, a 40,6 milioni di euro (+3,23%) con una quota di mercato, tra i vini stranieri, del 10,9%. Come detto, il leader delle esportazioni in Brasile (che, nel complesso, hanno toccato quota 373,9 milioni di euro, +1,3% sul 2017), è il Cile, con 145,7 milioni di euro (ed il 39% del mercato), davanti all’Argentina (55 milioni di euro, +2,4%) e al Portogallo (52 milioni di euro, +17,9%). Quarta piazza, dunque, per l’Italia, davanti a Francia, in netto calo (35 milioni di euro, -12,1%) e Spagna (25 milioni di euro, -1,5%).
“L’83,7% del vino italiano importato dal Brasile nel 2018 - spiega, a Wine News, l’Ice di San Paolo, diretto da Erica Di Giovancarlo - è composto da vini “fermi”, percentuale in linea con quella delle importazioni totali brasiliane di vino, che è del 94,3%”.

Toscana, Piemonte e Veneto, sono, come nel resto del mondo, le Regioni del vino italiano che dominano anche nelle esportazioni verso il Brasile, anche se sta crescendo molto la Puglia, in particolare con il Primitivo di Manduria, ma “l’offerta italiana è molto ampia e questo è uno dei principali punti di forza della produzione, che permette agli italiani di concorrere in diverse nicchie di mercato”.

A livello di prezzo, il valore del vino italiano importato è stato di 3,3 dollari al litro, in linea con la media (3,2 dollari al litro), dietro al valore del vino argentino (3,47 euro al litro), e davanti a quello portoghese (3,1) e cileno (2,85).

Prezzi assai diversi, però, da quelli che si trovano al dettaglio, in una forbice che oscilla tra i 60 Real (intorno ai 14 dollari) ed i 600 Real (140 dollari), “anche se la maggior parte delle vendite al dettaglio si concentra nella fascia tra i 140 ed 300 Real (tra i 30 ed i 60 dollari, ndr)”. Prezzi su cui, evidentemente, sottolinea l’Ice pesano soprattutto imposte e dazi,
“a causa dell’assenza di accordi di libero scambio con l’Europa. Il Cile e l’Argentina sono infatti i principali concorrenti esteri degli italiani sul mercato brasiliano grazie all’assenza di dazi all’importazione e alla vicinanza geografica al Brasile”.

Le prospettive per il Belpaese, però, sono positive. “Secondo previsioni dell’Euromonitor, il mercato brasiliano di vino continuerà a crescere nei prossimi anni per arrivare a 352 milioni di litri nel 2022. Considerando invariata la quota di mercato dei prodotti brasiliani del 62,7%, le importazioni brasiliane di vino dovranno arrivare a 132 milioni di litri, e tenuto conto che la quota italiana sulle importazioni si aggira intorno all’11%, le importazioni brasiliane di vino italiano sono stimata in circa 14/15 milioni di litri, +17% nei prossimi 4 anni fino al 2022”, sottolinea ancora l’Ice, impegnata nel supporto al vino made in Italy con la classica attività di incoming di operatori brasiliani in Italia, ma anche, e sempre più spesso, con iniziative direttamente nei punti vendita, oltre ad eventi ormai consolidati, come la “Settimana della Cucina Regionale Italiana”, evento che, nel 2019, arriverà all’edizione n. 8.

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