Sei “sì” per cambiare rotta. FederBio, Legambiente e Slow Food Italia rafforzano la loro alleanza per un’agricoltura più sana, giusta e sostenibile con un messaggio politico chiaro: l’agroecologia deve essere l’asse portante della transizione agricola italiana ed europea. E lo hanno fatto dalla Slow Wine Fair, che, con la direzione artistica della Chiocciola ed in sinergia con “Sana Food”, si sono chiuse, ieri, a BolognaFiere, in un momento storico segnato da crisi climatica, perdita di biodiversità, impoverimento dei suoli e tensioni sociali.
Le tre organizzazioni hanno, infatti, presentato la loro piattaforma comune, attraverso sei punti programmatici che delineano una rotta alternativa all’agricoltura intensiva. Una road map che assume un significato ancora più attuale, visto il dibattito in corso in seno all’Unione Europea sul nono Pacchetto Omnibus, che prevede - tra le altre misure - l’estensione a tempo indeterminato delle autorizzazioni di diversi prodotti fitosanitari e l’allungamento dei periodi di tolleranza fino a tre anni per pesticidi vietati.
Il primo “sì” è rivolto proprio all’agroecologia: la transizione ecologica non è più un orizzonte teorico, ma una necessità concreta, spiegano FederBio, Legambiente e Slow Food Italia, dal momento che l’agricoltura intensiva ha prodotto erosione dei suoli, inquinamento delle acque, riduzione drastica della biodiversità e dipendenza strutturale dalla chimica di sintesi. Secondo il Dossier Pesticidi 2025 di Legambiente, il 75% della frutta e il 40% della verdura risulta contaminato da residui di fitofarmaci. “Siamo convinti che parlare di competitività e sostenibilità economica senza parlare di tutela della biodiversità e di fertilità dei suoli, rappresenti una visione miope che mette al centro una competitività non in grado di garantire un futuro di pace e prosperità, e il cibo buono pulito e giusto che lo nutre, a tutte e tutti”, ha spiegato Barbara Nappini, presidente Slow Food Italia.
“Sì” anche all’agricoltura biologica, che oggi in Italia rappresenta il 20% della superficie agricola: una leva concreta per ridurre pesticidi e fertilizzanti chimici, garantire servizi ecosistemici e offrire redditività agli agricoltori, attraverso filiere trasparenti e giusto prezzo. “Una risposta concreta a crisi climatica, perdita di biodiversità e sicurezza alimentare - ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio - un modello resiliente e sostenibile che tutela suoli, ecosistemi e reddito agricolo, rafforzando il legame tra produttori, cittadini e comunità locali. Sono ormai evidenti i rischi per la salute, l’ambiente e la qualità del cibo legati ai pesticidi e siamo estremamente preoccupati per la decisione della Commissione di introdurre contemporaneamente misure che indeboliscono il quadro normativo sui pesticidi di sintesi, segnando così un ulteriore passo indietro rispetto agli obiettivi del Green Deal”. Le tre organizzazioni ricordano, infatti, come tracciabilità e tutela del consumatore debbano restare centrali, così come la difesa della biodiversità agricola “contro derive che riportano al centro Ogm e soluzioni tecnologiche che non affrontano le cause strutturali della crisi”. Da qui la richiesta “che tutte le Ngt (nuove tecniche genomiche) restino sotto la normativa Ogm, nel rispetto del principio di precauzione, garantendo la separazione delle filiere per gli agricoltori bio e quelli Ogm free che vogliono coltivare secondo un approccio agroecologico”.
Il terzo “sì” è per un allevamento rispettoso degli animali e degli ecosistemi. Va da sé il “no” alla zootecnia intensiva industriale, tra i principali fattori di pressione su clima, qualità dell’aria e risorse idriche. “Il rilancio - spiegano le organizzazioni - passa attraverso modelli estensivi e biologici, riduzione della densità dei capi e della dipendenza dai mangimi, integrazione tra allevamento e territorio, valorizzazione delle razze locali”.
Anche l’educazione alimentare (storica battaglia di Slow Food) è uno dei “sì”, perché introdurre stabilmente l’educazione alimentare in tutte le scuole significa formare cittadini consapevoli, capaci di leggere le etichette, comprendere l’origine del cibo e riconoscere il valore della biodiversità e della stagionalità.
E “sì” anche alla riduzione degli sprechi e all’economia circolare: ogni anno tonnellate di cibo vengono perse lungo la filiera; è necessario intervenire su produzione, distribuzione e consumo con strumenti fiscali, incentivi al recupero delle eccedenze e modelli circolari capaci di trasformare gli scarti in risorsa.
L’ultimo “sì” è, infine, ai diritti, ed è soprattutto un “no al caporalato e alle agromafie” da contrastare attraverso il “rafforzamento di controlli efficaci, filiere etiche e strumenti di tutela per chi lavora la terra”.
L’alleanza rilanciata a BolognaFiere tra FederBio, Legambiente e Slow Food Italia “non è un atto simbolico, ma una scelta di campo precisa - ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente Legambiente - l’agricoltura italiana ed europea si trova davanti a un bivio: continuare a inseguire un modello intensivo, energivoro e dipendente dalla chimica di sintesi, oppure investire con decisione su un sistema agroecologico capace di rigenerare suoli, tutelare la biodiversità e garantire reddito agli agricoltori. Serve una Politica Agricola Comune (Pac) che premi chi rigenera il territorio, presidia le aree interne, riduce le emissioni e crea lavoro dignitoso, contrastando caporalato e agromafie. I sei “sì” che abbiamo aggiornato insieme rappresentano una piattaforma concreta per orientare le scelte pubbliche”.
Copyright © 2000/2026
Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit
Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026



















































































































































































