Dalle coltivazioni agli allevamenti, non c’è tregua per il comparto agricolo italiano alle prese con le alte temperature dell’estate 2026. “Il caldo assedia i campi di frutta e verdura dove le aziende agricole faticano sempre di più a difendere le colture, mentre i prezzi pagati agli agricoltori paradossalmente scendono, nonostante il calo della disponibilità di prodotto”. E proprio della marginalità per le imprese si è parlato nella Consulta Ortofrutticola della Coldiretti riunita, oggi a Bologna, nel cuore della Fruit Valley emiliano-romagnola, per analizzare la difficile situazione del settore, colpito dalle alte temperature, “con 27 capoluoghi in bollino rosso, ma anche da un andamento delle quotazioni anomalo, dietro il quale potrebbero celarsi manovre speculative”.
Nonostante i danni inferti dal caldo in termini di calo di produzione - afferma Coldiretti - i prezzi pagati agli agricoltori sono crollati, soprattutto per la frutta. Si va dal -17% per le quotazioni delle pere al -18% delle pesche e delle nettarine, fino al -20% delle susine e al -34% per le albicocche, secondo un’analisi su dati Ismea relativi alla quarta settimana di luglio sullo stesso periodo 2025.. Al contrario, i prezzi sugli scaffali sono in crescita. Uno scenario dinanzi al quale la Consulta Ortofrutticola “punta a fare piena luce, valutando se richiedere l’applicazione della legge sulle pratiche sleali. Tra l’altro, nei primi quattro mesi dell’anno le importazioni di frutta fresca dall’estero sono aumentate del 9% in quantità, con un picco del 44% per quella dall’Africa”.
A causa dei cambiamenti climatici l’Italia fatica sempre di più ad esprimere il suo pieno potenziale produttivo rispetto al passato. Analizzando i due ultimi censimenti Istat dell’agricoltura, “emerge che tra il 2010 e il 2020 sono scomparsi 38.000 di ettari coltivati a frutta e quasi 50.000 di ortive. E la situazione rischia di peggiorare ulteriormente, come evidenziato dall’estate 2026. Il caldo record può causare scottature su parte della produzione, rendendola non commerciabili, mentre la produzione in serra è dovuta terminare anzitempo, a causa delle alte temperature che colpiscono anche gli ortaggi in pieno campo. A questi vanno aggiunti i danni causati dal maltempo, in particolare dalla grandine, oltre che dagli insetti alieni, dalla cimice asiatica alla popillia japonica. Fenomeni che negli ultimi anni sono diventati strutturali, ponendo una nuova sfida alle aziende in termini di innovazione e difesa delle colture, oltre che del reddito”.
Ma non finisce qui perché “a ciò si aggiunge l’aumento dei costi, a partire dal gasolio agricolo. Se l’annuncio dei negoziati aveva riportato le quotazioni a 1,16 euro al litro dopo il picco di 1,49, il riaccendersi della guerra ha visto schizzare nuovamente in alto i listini, ora a 1,44 euro. Una vera e propria stangata per gli agricoltori che cade in un periodo delicato per il settore. Oltre ad alimentare i trattori e gli altri macchinari agricoli necessari per le attività di raccolta di frutta, verdura e cereali, che un po’ dappertutto sono entrate nel vivo, il carburante serve per far funzionare gli impianti di irrigazione, indispensabili con il caldo record e della siccità”.
Secondo la Consulta Ortofrutticola “non è più rinviabile un piano strategico per la filiera ortofrutticola italiana, capace di affrontare le sfide legate ai cambiamenti climatici, alla concorrenza internazionale e all’aumento dei costi di produzione. È necessario accelerare sull’innovazione, favorendo la diffusione delle Tecniche di evoluzione assistita (Tea) e dell’agricoltura di precisione attraverso droni, sensori e strumenti digitali capaci di aumentare la resilienza delle colture e ridurre l’impiego di acqua e input produttivi”. Occorre, poi, garantire il principio di reciprocità negli scambi commerciali, rileva Coldiretti, “assicurando che i prodotti importati rispettino gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali richiesti alle imprese italiane. Sul fronte della gestione della risorsa idrica serve un piano nazionale per gli invasi e le infrastrutture irrigue, in grado di contrastare gli effetti della siccità e dei cambiamenti climatici. Va, inoltre, rivisto il sistema di gestione del rischio, rafforzando sia la difesa attiva, con reti antigrandine, sistemi antibrina e nuove tecnologie di protezione, sia la difesa passiva attraverso strumenti assicurativi più efficaci e accessibili. Servono poi accordi di filiera più solidi tra produttori, trasformazione e distribuzione per garantire programmazione, valorizzazione dell’origine italiana e una più equa distribuzione del valore. Ed è fondamentale rilanciare i consumi di frutta e verdura italiane attraverso campagne di educazione alimentare che ne evidenzino il ruolo per la salute e la sostenibilità, così come sostenere nuove strategie per aprire mercati esteri e rafforzare la presenza del made in Italy. Infine, occorrono misure strutturali per ridurre il peso dei costi energetici e dei fertilizzanti, favorendo efficienza, autoproduzione energetica e un uso più sostenibile delle risorse”.
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