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La vendita diretta a distanza di vino ai privati in Ue ha margini del 70%, allo scaffale il 30%

Assoenologi e Direct from Italy, nelle cantine Masi Monteleone 21 in Valpolicella: con i mercati in flessione, b2c strumento di stabilità e crescita
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La vendita diretta a distanza di vino ai privati in Ue ha margini del 70%

Si evolve la tecnologia e con essa la fiscalità, almeno per quanto riguarda l’Iva, per la vendita diretta di vino ai privati nei Paesi dell’Unione Europea, che rappresenta un’importante opportunità per le aziende vitivinicole. Un’evoluzione che necessita di un’informazione corretta per utilizzare strumenti nuovi ed evitare errori, che è stata al centro di un incontro di Assoenologi, in collaborazione con Direct from Italy, nei giorni scorsi, nelle cantine Masi Monteleone 21 in Valpolicella, nel quale si è parlato di come la tecnologia ha avvicinato enormemente chi produce a chi consuma: una disintermediazione che ha aperto nuovi orizzonti alla vendita diretta di vino.
Grazie alla rete i consumatori anche di Paesi lontani sono a portata di mano per consolidare rapporti esistenti e crearne di nuovi. In sintesi la tecnologia apre ambiti di mercato anche nei Paesi in cui si è ben distribuiti perché permette di raggiungere nicchie geografiche non servite. Tuttavia la vendita diretta internazionale (Direct to Consumer-D2C) presenta varie difficoltà, tant’è che non sono numerosissime le aziende che la praticano e tra quelle che lo fanno non tutte sono allineate correttamente alle incombenze di legge.
Fino a qualche anno fa per assolvere l’Imposta sul valore aggiunto non c’era alternativa: bisognava identificarsi, cioè aprire una partita Iva in ciascuno Stato membro e pagare l’imposta localmente in base alle aliquote del Paese di destinazione. Dal 1 luglio 2021, invece, il regime Oss (One Stop Shop) - applicabile esclusivamente alle operazioni b2c (Business to Consumer) - facilita dichiarazione e pagamento del tributo di carattere comunitario che ha aliquote diverse in ogni Paese di destinazione - per esempio 20% in Francia e 19% in Germania - registrandosi sul portale Oss dell’Agenzia delle Entrate. È possibile aderire al regime Oss anche per quelle aziende che avendo vendite totali B2C in Ue inferiori a 10.000 euro all’anno possono continuare ad applicare l’Iva italiana (22%) e versarla in Italia. E così, almeno per questo aspetto, la vendita diretta di vino a privati in Ue non è più una “mission impossible” per difficoltà burocratiche e costi superiori al valore del prodotto spedito in piccole quantità, ma permangono le incombenze legate alle accise.
“Si parla oggi molto di vendite B2C perché a differenza di qualche anno fa - ha sottolineato Luca Castagnetti, direttore Studio Impresa - la tecnologia permette di rendere facile quello che una volta non era possibile. Andando indietro nella memoria al marketing realizzato con i “tagliandini” di carta da ritagliare e spedire per posta all’azienda da contattare, ci si rende conto di come la tecnologia abbia disintermediato il rapporto tra chi produce e chi consuma. Le vendite tra interlocutori professionali, B2B, sono “governate” da fatture che dicono tutto, diversamente che nel rapporto con il consumatore in cui lo scontrino non è esaustivo. È necessario creare una cultura fiscale b2c nelle cantine italiane perché spesso vengono commessi errori nelle spedizioni a privati stranieri che, per esempio, dopo una visita al punto vendita chiedono la spedizione del vino. È fondamentale per le aziende individuare strumenti e interlocutori che permettano riscossione e pagamento di Iva e accise a destinazione in maniera corretta perché nella maggior parte dei casi questo oggi non avviene. Per l’Iva aiuta enormemente il regime Oss che permette alle imprese di non doversi identificare in ogni singolo Stato in cui esportano a privati, come in precedenza, ma di versare in Italia l’Iva con un’unica dichiarazione trimestrale che poi viene smistata ai vari Paesi membri”. Nelle vendite a distanza intracomunitarie di beni ai fini Iva - disciplinate dall’art. 38 bis del Dl 331/93 - rientrano le cessioni di beni spediti o trasportati da uno Stato membro a un altro a cura del fornitore a destinazione di un privato consumatore nell’Ue. Va sottolineato che in questa definizione rientrano anche le cessioni in cui il fornitore interviene indirettamente nel trasporto o nella spedizione dei beni. Pertanto anche quando il fornitore non è coinvolto in modo diretto in tali fasi i beni si considerano trasportati o spediti da o per suo conto. “Riuscire a strutturarsi per gestire anche la fiscalità b2c in maniera corretta all’interno della cantina - ha concluso Castagnetti - rappresenta oggi un vantaggio competitivo: chi lo farà a stretto giro guadagnerà fette di mercato”.
Come già sottolineato, mentre le procedure per l’Iva sono state semplificate, quelle per le accise sul vino sono più “impegnative”. Il pagamento delle accise - imposte indirette sulla quantità e non sul valore - rappresenta, dunque, la sfida principale per la vendita diretta a distanza in Ue. “Nelle vendite B2C transfrontaliere - ha spiegato Andrea Zucchetta, dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Veneto e Friuli Venezia Giulia, dopo aver chiarito che prevedono regole diverse rispetto a quelle delle esportazioni vere e proprie in Paesi fuori Ue, come Svizzera e Gran Bretagna - l’accisa deve essere assolta nel Paese di destinazione. La merce deve partire da un deposito fiscale, o comunque da un soggetto registrato presso l’autorità doganale, e arrivare nello Stato di destinazione ad un altro soggetto registrato (deposito fiscale, destinatario registrato o destinatario certificato); quest’ultimo provvederà a pagare lì l’accisa, e altri tributi e poi farà pervenire la merce al destinatario finale. Cosa evidentemente non facile ed ecco che è necessario che il produttore nomini un rappresentante fiscale stabilito in quel Paese per dichiarare e pagare l’imposta, visto che come mittente non può farlo. Le sanzioni amministrative in caso di irregolarità vanno da 500 a 3.000 euro, ma possono essere avviati controlli a ritroso, procedimenti di recupero accisa penali anche in altri Paesi Ue. La soluzione pratica adottata da molti produttori, in particolare piccoli, è il ricorso ad aziende specializzate che agiscono da “speditori certificati” e offrono servizi di “appoggio accise”, gestendo le pratiche e il versamento dell’imposta nel Paese di destinazione”. La circolazione del vino nell’Ue avviene in regime sospensivo o con accisa assolta con documenti di accompagnamento elettronici specifici (e-AD o e-ADS) che attestano il pagamento dell’accisa nel Paese di destinazione. In Italia l’accisa sul vino è pari a zero (esenzione o aliquota zero), tuttavia questo vantaggio fiscale è limitato al consumo sul territorio nazionale. All’esportazione in altri Paesi il vino deve pagare le accise vigenti nel luogo in cui viene consumato, se superiori a zero. È il caso per esempio di Irlanda, Finlandia o Svezia dove le accise sono molto alte.
Sicuramente, in un momento in cui diversi e importanti mercati Ue sono in flessione, la vendita a distanza B2C è uno strumento di potenziale mantenimento delle posizioni e/o di crescita. L’interesse al segmento è testimoniato anche dalla crescita numerica e qualitativa di aziende che forniscono l’infrastruttura tecnologica e legale necessaria affinché i brand possano vendere direttamente ai propri clienti finali senza intermediari commerciali tradizionali. Non a caso, anche a Wine Paris 2026, a “Wine Tech Perspectives” (area dedicata all’osservazione e alla comprensione delle tecnologie, degli strumenti digitali e delle pratiche emergenti dell’industria vinicola) il 90% delle aziende selezionate afferiva a questa categoria. “Molte aziende ignorano le regole della vendita D2C non sapendo a cosa vanno incontro, altre la bloccano per timore di non riuscire a rispettarle - ha osservato nel suo intervento Denis Andolfo, cofondatore con Francesco Prizzon di Direct from Italy, specializzata nella semplificazione di questo ambito per i produttori di bevande alcoliche - eppure la vendita diretta internazionale presenta margini del 70% contro il 25-30% di quella a scaffale e anche altri vantaggi quali il contatto diretto che diventa affezione del consumatore e l’acquisizione dei dati relativi che alimenta azioni di marketing a costi ridotti”.

Clementina Palese

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