Come raccontiamo spesso, di progetti che legano vino e arte, con molte formule, dalle cantine alle etichette d’autore, al vero e proprio mecenatismo enoico, con cantine che diventano vere e proprie gallerie d’arte, o produttori che investono in mostre, premi ed iniziative, ce ne sono molti, in Italia. E se alcuni nascono da idee e volontà progettuali precise, altri lo fanno in maniera quasi spontanea, per amicizia o stima reciproca tra persone, e poi diventano qualcosa di più. Così è stato tra Andrea Franchetti, uno personaggi più anticonformisti del vino, produttore di assoluta eccellenza tra la Val d’Orcia, con la Tenuta di Trinoro, e l’Etna, con Passopisciaro, “filosofo del vino” e conoscitore dei territori enoici di tutto il mondo, scomparso nel 2021, e Salvo, al secolo Salvatore Mangione, artista siciliano nato ad Enna nel 1947, ma che ha passato gran parte della sua vita a Torino (fino alla morte nel 2015), le cui opere oggi sono tra le più quotate nel collezionismo artistico. E che è stato la firma delle etichette della Tenuta di Trinoro, oggi guidata dal figlio di Andrea, Benjamin Franchetti, che, insieme all’Archivio Salvo, nei giorni scorsi, ha voluto celebrare questa amicizia storica allestendo una mostra di opere nel Podere Palazzi, che dà il nome ad uno dei Cru aziendali, e presentare la nuova annata della Tenuta di Trinoro 2023.
Una mostra con alcuni dei soggetti di Salvo (la cui produzione è stimata in oltre 5.000 opere), dalle varie versioni della stessa Trinoro ad uno dei tanti San Giorgio ed il Drago, tra i soggetti preferiti di Salvo, da Arance a Limoni a Mezzogiorno, da Chiaro di Luna a Una Sera, fino al Bacco Ubriaco, che è anche un autoritratto dello stesso Salvo, nei panni del dio del vino, raffigurato insieme alla compagna e all’amico e artista Alighiero Boetti, con cui lo stesso Salvo condivise lo studio fino al 1971, tra i tanti artisti che frequentava e conosceva come Merz, Paolini, Penone, Pistoletto, Zorio e non solo. Un legame, quello di Andrea Franchetti con Salvo, e della famiglia Franchetti con l’arte, che non è incidentale.
“La storia familiare è costellata di grandi collezionisti e mecenati, come lo zio di Andrea, Giorgio Franchetti, figura centrale della cultura visiva italiana, profondamente legato ad artisti del calibro di Cy Twombly (che sposò la sorella di Giorgio). Ed esiste una leggenda affascinante nel mondo del vino, secondo la quale Andrea Franchetti avrebbe acquistato i primi terreni e finanziato i primi impianti di Trinoro proprio vendendo un quadro del grande Twombly”, raccontano a Trinoro. E la mostra dedicata all’opera di Salvo, la cui cifra stilistica “fatta di colori accesi, paesaggi essenziali e geometrie sognanti”, che si ritrovano nelle etichette stesse dei vini di Trinoro e che tanto amava Andrea Franchetti, è stata anche un “grande segno di continuità nel percorso intrapreso da Benjamin Franchetti - seconda generazione alla guida della cantina - che porta avanti la visione del padre Andrea: il progetto vitivinicolo di Tenuta di Trinoro rimarrà in costante dialogo con il mondo dell’arte e della cultura”.
“Non so se Salvo sia stato a lungo a Trinoro, ma con ogni probabilità, dai racconti di mio padre - ha spiegato Benjamin Franchetti, a WineNews - non ha dipinto Trinoro e le sue etichette qui, ma altrove, come faceva spesso nella sua produzione. Ma, d’altronde, anche mio padre, in Sicilia, non ci ha mai vissuto veramente, ma ne è stato catturato. Ha sposato una palermitana (mia madre) e con Passopisciaro ha rivoluzionato il vino sull’Etna. Salvo, invece, in Sicilia - scrive ancora Benjamin nella sua prefazione al catalogo della mostra - è nato, ma anche lui non ci ha mai veramente vissuto, a nove anni si è spostato a Torino, dove ha passato tutta la vita. Eppure la Sicilia è onnipresente nei suoi quadri - la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, l’Etna che erutta … ma anche quando in altri luoghi aggiunge un po’ di Sicilia nei dettagli: una cupola, una palma, colori troppo accesi per paesaggi altrimenti più aridi, un’allegria che copre la nostalgia di luoghi che senti dentro, ma nei quali non hai mai vissuto. Mio padre ha portato il suo mondo in Sicilia. Salvo ha portato la Sicilia nel suo mondo. E, con questa mostra, abbiamo provato a raccontare un po’ questo”.
E come detto, è stata anche l’occasione per presentare l’annata 2023 di Tenuta di Trinoro, figlia di “un’annata non da governare, ma da assecondare”, tra nevicate, gelate, piogge primaverili ed un ottobre di grande caldo, come ha ricordato l’enologo Lorenzo Fornaini. Per un blend 2023 che “nasce da un connubio tra Cabernet Franc (80%) e Merlot (20%) dalle vigne alte, tra i 500 e i 600 metri, dove il freddo notturno si presenta costante, seppur per poche ore persino in un ottobre dove l’estate non sembrava voler cedere il passo all’autunno”. Per un vino intenso, con note di mora selvatica, sottobosco, pietra bagnata, grafite, capace di essere elegante e leggero pur i una annata potente. E per un Tenuta di Trinoro che, come amava dire Andrea Franchetti, ha ricordato ancora Lorenzo Fornaini, è “ogni anno sempre diverso, ma uguale a se stesso”.
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