Una piccola rivoluzione nelle strategie di difesa sostenibile del vigneto da peronospora e botrite arriva dal Vinitaly 2026 a Verona, dove i ricercatori della Facoltà di Agraria dell’Università di Milano e del Crea Viticoltura ed Enologia hanno presentato una molecola capace di proteggere il vigneto dalle due fitopatie con un’elevata efficacia (l’80% di riduzione dell’incidenza della malattia) e, soprattutto, integralmente biodegradabile. Un cambiamento radicale di prospettiva nella difesa fitosanitaria della vite contro la peronospora, la malattia più pericolosa per la produttività viticola, sia per diffusione sia per impatto economico, e che, nei bilanci fitosanitari dell’Associazione Italiana per la Protezione delle Piante (Aipp), viene indicata come la principale criticità della vite (nel 2023 la peronospora è stata la malattia dominante in tutti i vigneti del Paese causando perdite medie del 30-40% del raccolto, con punte fino al 100% in alcune aree del Centro Italia, coinvolgendo 30.000 aziende per decine di milioni di euro di danni). Un flagello da cui, dunque, arriva una difesa con un prodotto biotecnologico altamente innovativo e realmente sostenibile, non solo perché integralmente biodegradabile, ma anche perché ottenuto con la trasformazione e il riutilizzo di sottoprodotti della produzione vitivinicola come vinacce e sarmenti. Tutto questo è diventato (quasi) realtà grazie al progetto “Grape4vine”, portato avanti dalla Facoltà di Agraria della Statale di Milano e dal Crea-Ve con il finanziamento di Fondazione Cariplo che, dopo 36 mesi di lavoro da parte di 25 ricercatori (con competenze multidisciplinari in patologia vegetale, biologia, microbiologia, biotecnologie, ingegneria agraria ed economia), ha visto presentati i risultati nel convegno “Grape4vine: riciclare gli scarti per proteggere il vigneto a “residuo zero””.
“Il meccanismo alla base della nostra scoperta - spiega Silvia Toffolatti, docente alla Facoltà di Agraria dell’Università di Milano - è quello dell’Rna a doppio filamento (dsRna), una promettente strategia biotecnologica di protezione delle piante basata su queste molecole in grado di attivare naturalmente un meccanismo di silenziamento genico (Rna interference) che può essere sfruttato o per impedire direttamente lo sviluppo dei patogeni o per ridurre la sensibilità delle piante”. In particolare, “nel lavoro di Grape4vine - spiega ancora la Toffolatti - siamo riusciti a identificare per la peronospora della vite nuovi geni di suscettibilità della pianta, il cui silenziamento mediante dsRna ha determinato una riduzione significativa della gravità della malattia, mentre per la Botrytis cinerea l’approccio è stato diretto al silenziamento di geni essenziali del fungo, impedendone lo sviluppo. In questo modo abbiamo ottenuto nuove armi di difesa molto efficaci e senza alcun impatto ambientale perché non solo biodegradabili integralmente, ma anche target-specifiche, disegnate cioè in modo da colpire solo il bersaglio senza alcun rischio di effetti collaterali su altri organismi, vegetali o animali”. Se la possibilità di eliminare definitivamente i trattamenti a base di prodotti chimici di sintesi costituisce di per sé un risultato ad altissimo valore di sostenibilità ambientale, l’utilizzo di sottoprodotti della filiera vitivinicola come substrati di crescita per i microrganismi permette di ridurre i costi per la produzione di dsRna su larga scala, valorizzando gli scarti agroindustriali in un’ottica di economia circolare.
“Il grande valore di questa ricerca - ha commentato Attilio Scienza, docente di viticoltura di fama internazionale dell’Università di Milano e ispiratore del progetto Grape4vine - sta nell’aver dimostrato come oggi la strategia di difesa dalle fitopatie non passi più dal considerare le viti come vegetali da difendere, ma come organismi da potenziare”.
E se il progetto è arrivato al termine con successo, è già partita la seconda fase (grazie al bando di Regione Lombardia Collabora & Innova vinto dallo stesso gruppo di ricerca) per arrivare a formulare la molecola del dsRna come prodotto commerciale e quindi consentirne la produzione industriale. Ora che la scienza ha fatto il suo corso, adesso tocca alla burocrazia europea compiere gli altri passaggi per arrivare a portare sul mercato la scoperta. Il percorso per arrivare alla registrazione della molecola potrebbe non essere veloce, sebbene ci sia grande attesa e interesse sia da parte delle aziende utilizzatrici, vitivinicole e vivaistiche, sia delle imprese industriali interessate alla produzione del nuovo fitofarmaco. Come emerso dalla tavola rotonda conclusiva del convegno, è stato unanime il coro di Maurizio Bogoni (direttore Tenute Ruffino), Elisa De Luca (Vivai Cooperativi Rauscedo), Valentina Papeschi (consulente di FuturAgri Brescia-Condifesa) e Luca Nerva (Crea) da un lato, e delle aziende industriali Gowan Italia con Ilaria Ferri e Diachem con Milena Crotti nel chiedere alla politica e alle istituzioni di “fare presto” perché “il cambio climatico - ha concluso Silvia Toffolatti - non attende la burocrazia e, allungando di un mese la finestra di intervento, rende più difficile la copertura di difesa della vite con i prodotti disponibili”. A tutto danno dell’ambiente e dei viticoltori.
Ma il convegno ha offerto anche l’opportunità di ribadire il ruolo imprescindibile della scienza e dell’innovazione in chiave di trasferimento tecnologico alle imprese dei frutti della ricerca. Nel suo saluto introduttivo la preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Milano, la professoressa Sara Borin, ha ricordato come “la vitivinicoltura italiana è il risultato di una tradizione costruita nel tempo grazie all’innovazione e alla ricerca. Un’innovazione continua che, dalla selezione dei vitigni all’evoluzione delle pratiche enologiche, ha consentito al vino di adattarsi ai territori, ai mercati e ai cambiamenti culturali”. Ed è proprio il valore strategico del trasferimento tecnologico, dalla ricerca alle imprese, che permette alla Facoltà di avere un ruolo decisivo e punto di riferimento nazionale, per la formazione e l’innovazione nelle Scienze Agrarie e Alimentari, anche in risposta alle sfide attuali legate a sostenibilità e cambiamenti climatici. E, in risposta alla Borin, l’ad Veronafiere, Barbara Ferro, ha espresso grande apprezzamento nei confronti del contributo scientifico dei ricercatori de La Statale, sottolineando che “in un contesto segnato da continue sfide climatiche, ambientali e di mercato, è fondamentale rafforzare l’integrazione e la collaborazione tra ricerca scientifica e mondo produttivo, riconoscendo nell’innovazione una leva strategica per il futuro del settore”.
Copyright © 2000/2026
Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit
Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026



















































































































































































