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OLTRE IL GESTO QUOTIDIANO

La cucina come terapia di riabilitazione neurologica ed ortopedica al San Camillo di Torino

L’Ospedale si è dotato di una nuova cucina domotizzata Scavolini, perché cucinare richiede coordinazione motoria e capacità di problem solving

Preparare un pasto è un compito ricco e complesso: richiede coordinazione motoria, pianificazione, attenzione, memoria, capacità di problem solving. E, così, anche la cucina può diventare uno strumento terapeutico prezioso quando si parla di riabilitazione dopo una patologia neurologica e ortopedica. Non solo, dunque, il recupero dei movimenti (come tornare a stare in piedi, mantenere l’equilibrio, ricominciare a camminare) perché oltre agli aspetti motori, in questi casi, possono essere coinvolte anche le capacità cognitive, comunicative, relazionali ed emotive, con un impatto significativo sulla vita quotidiana. Cucinare diventa allora un’attività che permette al terapista di osservare da vicino le abilità della persona e di intervenire con strategie personalizzate. È quanto avviene nel reparto di Terapia Occupazionale del Presidio Sanitario San Camillo di Torino, specializzato in riabilitazione intensiva, che si è dotato di una cucina domotizzata Scavolini, da poco rinnovata e modernizzata grazie al contributo della Fondazione Cottino, e dove ogni dettaglio è pensato per rispondere ai bisogni di persone con ridotta autonomia (come uno spazio libero sottostante il piano di lavoro per consentire l’accostamento della carrozzina e la possibilità, tramite posizionamenti mirati, di svolgere in maniera indipendente operazioni quotidiane come caricare e svuotare la lavastoviglie, aprire e chiudere il frigo, scaldare e cucinare il cibo nel forno).
Un’iniziativa che racconta della cucina, dunque, anche come strumento riabilitativo perchè consente di lavorare in modo concreto sulle abilità motorie, cognitive ed esecutive, in un contesto che riproduce fedelmente la vita reale, restituendo alle persone un’esperienza fondamentale di partecipazione e autonomia. Un laboratorio che rappresenta un’opportunità concreta per lavorare sul benessere psicologico e sulla partecipazione sociale dei pazienti colpiti da patologia neurologica e ortopedica. In fondo, cucinare non è solo un gesto quotidiano: è autonomia, identità e qualità della vita.

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