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PERCORSI

Muvin, il Museo del Vino di Verona, piace al settore. Che punta sempre più forte sull’enoturismo

Dalle istituzioni ai consorzi, ai produttori più blasonati, l’endorsement ad un progetto, in fase avanzata, dedicato alla cultura del vino italiano

Se, come ormai assodato, l’enoturismo “diffuso” a livello nazionale è un segmento sempre più portante e sempre meno “accessorio” per l’attività delle cantine e dei territori d’Italia, non c’è dubbio che un grande polo attrattivo dedicato alla cultura del vino italiano, un po’ come accade in Francia con la “Cité du Vin” di Bordeaux, sarebbe un plus importante. Missione che è affidata, da tempo, al Muvin, il Museo del Vino che sorgerà a Verona, che, oltre ad essere in una fase avanzata di progettazione, ha ricevuto un ulteriore ed importante endorsement dal mondo delle istituzioni, come dal Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi e dal presidente Italian Trade Agency - Ita, Matteo Zoppas, oltre che da protagonisti della filiera del vino come, tra gli altri, Albiera Antinori, alla guida della Marchesi Antinori e del Gruppo Vini di Federvini, Piero Mastroberardino, produttore con la cantina Mastroberardino e vicepresidente Federvini, e ancora Luca Giavi, direttore Consorzio del Prosecco Doc, Alessia Pasotti, Wine Hospitality Marketing & Communication Specialist Masi Agricola, e non solo, nell’incontro “Verso un Centro nazionale di promozione della cultura del vino”, organizzato, nei giorni scorsi nella città scaligera, dalla Fondazione Muvin, guidata dal professor Diego Begalli.
Secondo i dati illustrati dal Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, l’enoturismo in Italia genera oggi un valore di 3 miliardi di euro. Questo segmento è parte integrante di un ecosistema turistico nazionale che incide per il 13% sul Pil, corrispondente a circa 240 miliardi di euro. Mazzi ha sottolineato come l’attività legata al vino sia in grado di produrre vantaggi trasversali: da un lato permette alle aziende di potenziare la vendita diretta, puntando su etichette di alto pregio; dall’altro agisce come correttivo all’overtourism, ridistribuendo i visitatori verso percorsi meno battuti come le strade del vino. In una visione più profonda e quasi provocatoria, il Ministro ha suggerito di considerare “le cantine come oasi di benessere. Secondo questa prospettiva, l’enoturismo dovrebbe essere distinto dal più generico turismo enogastronomico per la sua peculiare natura esperienziale e relazionale, posizionandosi quasi nel settore del turismo wellness per la sua capacità di favorire i legami tra le persone”.
Nella sua introduzione Roberta Garibaldi, esperta di turismo enogastronomico, ha evidenziato come per far sì che il “Sistema Vino” esprima tutto il suo potenziale, è necessario un cambio di passo nella narrazione e nella gestione del patrimonio. “In un mercato globale - ha detto Garibaldi - diventa imprescindibile puntare sull’innovazione e sulla digitalizzazione dei processi comunicativi per rafforzare l’immagine dell’Italia all’estero anche sostenendo la nascita di musei nazionali che celebrino le eccellenze del Paese”.
Il progetto Muvin, in questo senso, risponde ad una necessità storica. Come ha spiegato Diego Begalli, presidente Fondazione Muvin e già prorettore dell’Università di Verona, il settore sta vivendo una metamorfosi senza precedenti dovuta a nuovi modelli di consumo e mutamenti nelle percezioni sociali. “In questo scenario - ha approfondito Begalli - Muvin si propone come un Centro di riferimento per la ricerca, la divulgazione e la formazione. L’obiettivo è creare un luogo dove aziende, turisti e ricercatori possano incontrarsi attraverso esperienze immersive, connettendo realtà diverse come cantine, musei aziendali e consorzi di tutela. Il Muvin vuole essere, in sintesi, uno strumento per migliorare la competitività delle imprese italiane sui mercati internazionali”.
L’appuntamento di Verona, ideale prosecuzione del Convegno Internazionale sul Vino (a Venezia nell’ottobre del 2025), mirava, dunque, a colmare un vuoto che oggi vede l’Italia inseguire modelli internazionali come la “Cité du Vin” di Bordeaux. Tuttavia, il modello italiano punta sulla sinergia. Alessia Pasotti, wine hospitality marketing & communication specialist Masi, ha chiarito che non esiste competizione tra le iniziative private e il progetto Muvin, “al contrario - ha osservato - come polo internazionale di questo tipo è destinato a generare valore per tutti i produttori”. “Ben venga un nuovo hub dedicato al valore culturale del vino, in quanto elemento chiave per poter rafforzare il network tra produttori, aziende e istituzioni - ha dichiarato anche il produttore Piero Mastroberardino - i grandi modelli internazionali devono essere ispirazione, ma anche punti di riferimento da cui recepire ciò che non funziona e può essere migliorato nell’ideazione del primo museo di questo tipo in Italia”. “Questo progetto sarà un punto di partenza, non di arrivo, per la cultura del vino italiano - ha affermato Luca Giavi, direttore Consorzio Prosecco Doc - creerà ponti con i territori e dovrà rappresentare tutte le nostre filiere. I campanilismi, in un momento di grande difficoltà del settore, devono essere superati, guardando alla realizzazione di un Centro nazionale come obiettivo primario e unitario”. “Grazie al recente riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio Unesco, il nostro vino ha oggi uno strumento di marketing e visibilità davvero straordinario - ha concluso Albiera Antinori, presidente Marchesi Antinori - un museo sulla cultura del vino apre le porte a nuovi modi per raccontare questo nostro valore”.

Focus - La Fondazione Museo del Vino - Muvin
La Fondazione Museo del Vino - Muvin nasce nel 2022 a Verona, con alcuni specifici obiettivi: la promozione per la realizzazione, in Italia, del primo Museo del Vino di livello Internazionale, al pari dei più importanti musei oggi operanti in Europa, quali la Cité du Vin a Bordeaux (Francia), WoW a Porto (Portogallo) e Vivanco in Spagna; educazione e divulgazione culturale: offrire al pubblico una comprensione più approfondita della cultura del vino, dai valori dell’origine ai metodi di coltivazione e produzione, alle relazioni con l’arte, la storia e i paesaggi; promozione territoriale: collegare il mondo del vino al territorio, mostrando come i musei del vino possano contribuire alla promozione turistica locale, attraverso il rafforzamento del valore delle destinazioni; innovazione e sostenibilità: esplorare il ruolo dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità nella produzione vinicola moderna, con uno sguardo rivolto al futuro del settore.
Muvin è un’iniziativa che coniuga cultura, tradizione, economia e innovazione, facendo del vino un protagonista del patrimonio italiano e internazionale. La Fondazione è un ente senza scopo di lucro. I soci fondatori sono le associazioni economiche del territorio, degli agricoltori (Coldiretti, Confagricoltura, Cia-Agricoltori Italiani), l’associazione Avive, che riunisce tutti i consorzi delle Doc e Docg della Provincia di Verona, le associazioni dei commercianti con Confcommercio e Confesercenti, della piccola industria con Api e del mondo cooperativo con Confcooperative. Tutti hanno trovato nell’oggetto sociale di Muvin una piena condivisione dell’iniziativa ed è la prima volta che a Verona tutte le associazioni economiche territoriali aderiscono a un’iniziativa culturale che ha rilevanti ricadute sul turismo e il sistema economico-sociale del territorio. Lo statuto della Fondazione prevede l’istituzione di un Comitato Scientifico che ha il compito di assistere il Consiglio nell’elaborazione delle strategie, nelle relazioni con le autorità internazionali, comunitarie, nazionali, regionali e cittadine e con le istituzioni accademiche. Di questo fanno parte gli accademici presenti nel Consiglio Generale della Fondazione (i professori Diego Begalli, Maurizio Ugliano e Nicoletta Zerman). A questi si aggiungono la professoressa Roberta Garibaldi dell’Università di Bergamo, il Master of Wine Andrea Lonardi ed Emanuela Panke.

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