In uno scenario in cui la crisi non risparmia il vino, gli investimenti di imprenditori del settore rappresentano una iniezione di ottimismo per un futuro dominato dalla qualità. È il caso di Herita Marzotto Wine Estates - tra i primi gruppi italiani con un fatturato complessivo di 246,6 milioni di euro nel 2025 - che ha investito nell’ampliamento di Kettmeir, cantina storica di Caldaro (Bolzano), inaugurato ufficialmente ieri 27 aprile, con un obiettivo non solo numerico, ma rivolto a consolidare la qualità attraverso piccoli passi costanti. Un investimento non ancora quantificato nel dettaglio, dicono gli stessi vertici del gruppo basato a Fossalta di Portogruaro (Venezia), che si può approssimare in oltre 10 milioni di euro: “considerando che i due terzi degli investimenti del 2025, pari a 38 milioni di euro, sono stati destinati agli investimenti nelle cantine del gruppo e principalmente su Kettmeir”. A cui si somma quanto già profuso precedentemente ai 18 mesi di durata del cantiere per l’ampliamento della cantina per portare l’azienda all’autosufficienza energetica grazie ad un impianto geotermico.
La storia del vino in Alto Adige è segnata da una profonda metamorfosi, un passaggio dalla produzione quantitativa a una filosofia fondata sulla qualità estrema e sulla valorizzazione del territorio. In questo contesto, la cantina Kettmeir - fondata nel 1919 - ha saputo tracciare un percorso unico, diventando leader locale nella produzione di spumante Metodo Classico. “La rivoluzione qualitativa di Kettmeir è andata di pari passo a quella dell’Alto Adige”, ha raccontato Alessandro Marzotto, general manager della tenuta, spiegando gli obiettivi per l’azienda altoatesina. Attualmente produciamo più o meno 140.000 bottiglie di spumante (su un totale di 420.000 compresi i fermi, ndr) e puntiamo ad arrivare a 300.000, con un aumento nei volumi per piccoli passi che deve essere accompagnato da una crescita qualitativa, grazie alla grande attenzione posta a tutti i dettagli dei grandi e piccoli investimenti tecnologici che ci danno la certezza di poter fare sempre meglio”.
Il legame tra la famiglia Marzotto e l’Alto Adige affonda le radici negli Anni Sessanta del NOvecento, con il successo globale del Pinot Grigio vinificato in bianco. Tuttavia, è nel 1986, con l’acquisizione di Kettmeir, che la famiglia ha deciso di puntare su una realtà che già allora mostrava una spiccata attitudine alla sperimentazione. Mentre l’intero territorio altoatesino completava la sua “rivoluzione qualitativa” - selezionando i vitigni ideali con vigneti che variano dai 300 ai 1000 metri di altitudine - Kettmeir applicava la medesima cura alla spumantistica. La sfida è stata quella di selezionare parcelle specifiche per ottenere uve (Pinot Nero, Chardonnay e Pinot Bianco) con la maturità e l’acidità perfette per un grande Metodo Classico, grazie a un saldo e fattivo rapporto con i conferitori. Dalla prima bollicina, l’Athesis Brut del 1992, il percorso è stato un crescendo: il Rosé è arrivato nel 2000, poi è stata la volta della Riserva 1919 e, infine, del Pas Dosé che, nel 2019, ha celebrato il centenario della cantina ottenendo prestigiosi riconoscimenti internazionali.
Sotto il portico dell’antica cantina nell’occasione e per suggellare il percorso Kettmeir è stata posizionata un’opera del giovane Damian Piazza - 21 anni, nato e cresciuto in Val Gardena - componente del collettivo di artisti scultorei UniKa, che ha l’obiettivo di tramandare l’antichissima tradizione gardenese della scultura su pietra e legno. “I pannelli in legno scolpito e colorato - ha detto Piazza, raccontando la genesi dell’opera - compongono una immagine che si ispira alla Strada del Vino di Caldaro immaginata come un albero di cui i rami rappresentano le tappe salienti di Kettmeir fino ad oggi e quelle prossime ancora senza data, perché ogni storia vive di passato, presente e futuro”. Sullo sfondo dei pannelli gli avvallamenti rotondeggianti del legno, ottenuti per sottrazione dall’artigiano-scultore, rappresentano l’affascinante energia delle bollicine. I nuovi spazi interrati dedicati all’affinamento dei metodo classico ne hanno raddoppiato il volume senza impattare sull’estetica della cantina storica, nel rispetto del paesaggio, e la crescita della vegetazione sul fronte dell’ampliamento renderà ancor più gradevole l’accesso all’azienda, e completerà il “giardino enologico multisensoriale” sulla sua sommità.
Il ruolo dell’enologo Josef Romen, colonna portante della cantina sin da prima dell’arrivo dei Marzotto, è stato cruciale nel tradurre questa ambizione in vino. “I risultati qualitativi finora ottenuti con la produzione di spumante in Alto Adige - ha detto sottolineando l’importanza di questo traguardo - ci confermano che la via intrapresa è quella giusta. Il nostro auspicio, supportato da questi nuovi spazi dedicati all’affinamento, è di affermarci come una geografia delle bollicine sempre più rilevante e identitaria, in grado di competere e distinguersi ai massimi livelli sia sul mercato nazionale che internazionale”.
Un pilastro fondamentale del nuovo corso di Kettmeir è l’impegno ambientale, sociale e di governance (Esg-Environmental, Social e Governance). “Kettmeir già nel 2024 è stata certificata Carbon Neutral - ha illustrato Andrea Conzonato, ad Herita Marzotto Wine Estate - adottando il livello di valutazione più rigoroso che include non soltanto l’anidride carbonica emessa dalla nostra produzione aziendale, ma anche quella generata da terze parti relativa ai prodotti che utilizziamo. Simbolo di questo impegno è l’autosufficienza energetica raggiunta tramite un impianto geotermico che sfrutta l’acqua del sottosuolo e l’integrazione con il fotovoltaico, che ci è valso nel 2025 il Sustainability Award, il premio come azienda più sostenibile d’Italia”.
L’investimento in Kettmeir di Herita Marzotto Wine Estates ha riguardato anche l’hospitality, con la creazione di un percorso di visita multisensoriale. I visitatori possono ora vivere la “magia invisibile” del Metodo Classico attraverso installazioni artistiche e proiezioni interattive. Il tour in azienda si conclude, prima della degustazione, con un omaggio ai numerosi conferitori (per un totale di più di 60 ettari) e ai loro masi, rappresentato da una parete che riporta tutte le loro firme. Infine, a suggellare il nuovo capitolo dell’azienda, la presentazione di Edition “Baustelle” (che, in tedesco, significa “cantiere”): si tratta di un’edizione limitata di un migliaio di bottiglie di Athesis Brut Rosé, macchiate di cemento in un incidente fortuito in cantiere, trasformate in un simbolo del dialogo tra la storia secolare di Kettmeir e la sua spinta verso il futuro.
Copyright © 2000/2026
Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit
Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026