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DAL TERRITORIO ALLA MEMORIA

L’Uruguay dichiara la viticoltura come “cultura vivente” del Paese da promuovere in tutto il mondo

Il progetto prevede il supporto del Governo, della diplomazia, dell’Oiv-Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino e dei produttori

Non tanto la conservazione di un patrimonio, quanto la sua diffusione nel mondo attraverso la politica, la diplomazia e il coordinamento di tutto un comparto verso un unico fine, per inquadrare la viticoltura del Paese come un sistema culturale che non comprende solo la produzione e l’export di vino, ma che integra anche paesaggio, comunità e identità. Con un documento firmato dal Ministero degli Esteri, il Ministero della Cultura e l’Inavi, Instituto Nacional de Vitivinicultura, l’Uruguay (che è uno dei 4 Stati insieme a Brasile, Argentina e Paraguay ad aver firmato l’accordo del Mercosur con l’Unione Europea, ndr) ha lanciato, nei giorni scorsi, il programma “Vitivinicultura como Cultura Viva del Uruguay” con l’obiettivo di inserire la viticoltura uruguaiana nell’agenda pubblica nazionale e internazionale come espressione della cultura vivente del Paese, evidenziandone il legame con le proprie radici, dalle bellezze paesaggistiche alla memoria storica.
“Non vogliamo semplicemente vendere un prodotto, ma trasmettere un concetto - ha detto Mario Lubetkin, Ministro degli Esteri uruguagio, alla cerimonia di presentazione del progetto a Palazzo Santos, sede del Ministero a Montevideo, come riportato da “El Observador” - quando si stappa una bottiglia di vino uruguaiano si racconta la storia dei nostri immigrati baschi, galiziani, asturiani, catalani, ma anche francesi e italiani accolti in Uruguay. Una terra fertile e pacifica dove hanno potuto raccogliere i frutti del loro impegno e della loro presenza, costruire le loro famiglie e il loro futuro”.
Identità e storie che “possiamo, però, rafforzare”, ha aggiunto il Ministro della Cultura José Carlos Mahía: “tutto ciò che riguarda il vino, dall’inizio alla fine dell’intera filiera, contribuisce a creare come si legge sulle etichette un buon abbinamento. Ed è quel tipo di combinazione che costituisce l’identità uruguaiana”.
Nella conferenza stampa è intervenuto in videomessaggio anche John Barker, dg Oiv, l’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino: “la viticoltura è un patrimonio culturale essenziale per ogni Paese e, allo stesso tempo, un legame tra luoghi e popoli, nonché un’espressione delle caratteristiche uniche di ogni Paese e regione vitivinicola - ha sottolineato - riconoscerlo aiuta a preservare il nostro sapere e la sua trasmissione, a proteggere i paesaggi culturali e la memoria, ed a promuovere un dialogo culturale significativo, celebrando la diversità e mettendo in relazione le persone attraverso un mestiere condiviso e la cura della terra. Il riconoscimento del valore culturale del vino è un elemento chiave nel piano strategico dell’Oiv, in linea con il nostro approccio verso un settore pienamente sostenibile”.
Il primo step del programma è una governance operativa che raccolga tutta la documentazione e che funga da agenda culturale nazionale, che esamini pratiche, conoscenze, storie, beni materiali, archivi, collezioni e paesaggi, costruendo una prima base di un inventario del sistema vitivinicolo uruguayano. Solo allora, poi, verrà sviluppato un archivio, tra museografia vivente e didattica del patrimonio culturale, che nelle intenzioni porterà anche alla promozione di progetti pilota territoriali che spieghino come la visione “uruguaiana” si esprima effettivamente sul territorio. Sarà l’Inavi a svolgere il ruolo di coordinatore tecnico e settoriale, lavorando a stretto contatto con le aziende vinicole e le comunità locali per garantire che il programma sia ancorato alla realtà del settore. Con il supporto del Governo e delle Ambasciate e Consolati Generali dell’Uruguay nel mondo, ma anche della cooperazione tecnica internazionale da sviluppare con l’Oiv e altre organizzazioni di settore oltre ai produttori stessi.
“Se dovessimo riassumere lo spirito di questa iniziativa in tre parole sarebbero memoria, territorio e proiezione. Memoria di ciò che è stato ricevuto e trasmesso. Territorio inteso come paesaggio vissuto, comunità e cultura. Proiezione nel senso della nostra identità aperta e condivisa con il mondo - ha concluso Diego Spinoglio, presidente Inavi - è questo lo spirito con cui compiamo questo passo. Quando parliamo di viticoltura come cultura vivente, ci riferiamo a qualcosa di più ampio della dimensione produttiva del vino. Parliamo di conoscenze artigianali tramandate di generazione in generazione, di famiglie e lavoratori, di cantine, strumenti, ricordi e paesaggi. Questo programma mette al centro le persone, portatori e custodi di questo patrimonio vivente che integra il paesaggio, la sostenibilità, la gastronomia, l’ospitalità, l’architettura e le arti correlate. La viticoltura non si limita al vigneto o alla cantina. E noi vogliamo posizionare l’Uruguay come punto di riferimento in questo campo”.

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