Credere nel territorio è un mantra per le cantine che puntano tutto su distintività e qualità. E così è anche per una delle aziende di riferimento di Puglia e del Sud Italia, la storica cantina tarantina Varvaglione 1921, fondata nel 1921 da Cosimo Varvaglione, e oggi guidata dal nipote Mimmo con la moglie Maria Teresa, insieme ai figli Marzia, Angelo e Francesca, che alla storica Masseria Pizzariello e alla tenuta Giardinetto, ora aggiunge un’altra perla del territorio, ovvero Casino Nitti, a Marina di Lizzano, antico casino di caccia in pietra chiara eretto intorno al 1550, oggi tenuta di 70 ettari complessivi con vista sul mar Jonio. Che Varvaglione (che così mette insieme 200 ettari di vigneti di proprietà, per 4,5 milioni bottiglie prodotte ogni anno e un giro d’affari di 26 milioni di euro, ndr), “rappresenta una sfida culturale affascinante: unire sotto un’unica visione aziendale due grandi regioni del Sud, la Puglia e la Campania”, spiega una nota.Casino Nitti coltiverà e valorizzerà i vitigni autoctoni di entrambi i territori: da un lato, Primitivo, Negroamaro e Susumaniello; dall’altro, Greco di Tufo, Aglianico e Fiano di Avellino. Con un progetto che guarda anche al futuro, ovvero il “Vigneto della Biodiversità”, campo sperimentale che ospità oltre 500 varietà di vitigni minori e balcanici, con un focus speciale sulle varietà di origine caucasica e mediterranea, studiato in stretta collaborazione con i ricercatori dell’Università di Milano e dell’Unisalento, per studiare l’adattabilità di vitigni rari e antichi ai mutamenti climatici del contesto mediterraneo ed esplorare nuovi portainnesti. Con un visone che guarda la domani, così come lo fa il lancio del Metodo Classico “CÀ”, il primo del genere per l’azienda (da uve Fiano che nascono tra i vigneti migliori di Masseria Pizzariello, a Leporano) che prende il nome Carlotta, figlia di Marzia Varvaglione, che rappresenta ufficialmente la quinta e futura generazione di vignaioli della famiglia.
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